A poche ore dalla scadenza della tregua di quattro giorni tra il governo siriano e le Forze democratiche siriane (SDF) a guida curda, il ministero della Difesa a Damasco ha annunciato sabato una proroga del cessate il fuoco di altri 15 giorni. La conferma è arrivata anche dalle SDF che dicono di voler rispettare l’intesa perché utile a ridurre le tensioni e proteggere i civili.
Secondo la versione ufficiale di Damasco, l’estensione serve soprattutto a non intralciare un’operazione statunitense, ossia il trasferimento in Iraq di migliaia di detenuti legati allo Stato Islamico (IS) custoditi nelle carceri del Nord-Est siriano. In questi giorni Washington ha effettivamente avviato i trasferimenti e varie fonti parlano di un piano che riguarda migliaia di detenuti e di prime operazioni già avvenute con un primo gruppo trasferito in Iraq.
La proroga arriva dopo settimane di scontri e dopo una fase in cui le forze governative hanno riconquistato rapidamente terreno, riducendo l’area controllata dalle SDF. La tregua è “fragile” e legata anche alla pressione per far avanzare i negoziati sull’assetto del Nord-Est. Qui si inserisce la principale preoccupazione delle forze democratiche siriane: pur confermando il cessate il fuoco, hanno riferito di aver notato rafforzamenti e movimenti logistici delle forze governative, interpretati come segnali che Damasco potrebbe tornare a spingere militarmente.
Infine, sullo sfondo c’è il nodo politico: secondo quanto riportato dalle agenzie, la tregua si collega a un percorso di accordi che punta a far confluire i membri delle SDF nelle forze armate e di polizia siriane, riducendo di fatto l’autonomia militare curda. Su questo punto i colloqui restano difficili, ed è uno dei motivi per cui la tregua viene descritta come temporanea e reversibile.

Cessate il fuoco in Siria
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Curdi in Siria: la situazione resta molto difficile
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