Il giornalista siriano Ahmad Mohamed al Mousa è stato assassinato da un gruppo di uomini armati a Idlib, in Siria, al confine con Turchia. Era tra i fondatori di Raqqa Is slaughtered silently (Rbss), che dal 2014 denuncia via internet le violenze dello Stato islamico direttamente da Raqqa, bastione dell’organizzazione islamico-radicale. Una battaglia portata avanti a colpi di tweet, blog e post su Facebook.
Lo ha riferito lo stesso collettivo, senza però fornire dettagli sull’accaduto. Al Moussa, premiato un mese fa con l’International press freedom award, è almeno il terzo fra i collaboratori di Rbss ad essere stato ucciso. Insieme ad altri giornalisti ma anche con l'aiuto della gente comune, documentava le punizioni inflitte nella città siriana dai jihadisti a coloro che violano la loro versione intransigente dell’Islam, nonché l’impatto dei bombardamenti russi e della coalizione internazionale sulla popolazione.
Raqqa non è lo Stato islamico e lo Stato islamico non è l’Islam. Poche parole, scritte in un tweet, che bastano per ricordare che il Califfato, in Siria, non ha solo sostenitori.
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Per approfondire: Tweet da dentro il Califfato




