È in pieno corso la mietitura del grano in Ucraina. Nonostante la guerra, Kiev resta tra i maggiori esportatori mondiali di grano. Si lavora anche nella regione di Kherson, dove all’inizio del conflitto oltre 500’000 ettari di terreno agricolo erano stati minati dalle forze russe.
Il territorio è stato quasi interamente liberato dalle mine nel corso degli ultimi anni, ma i problemi non sono finiti. Nei primi tempi, mentre si cercava di rimettere in sicurezza i campi, si coltivava comunque. Si seminava e si raccoglieva pur continuando a trovare ordigni inesplosi, anche dopo le operazioni di sminamento.
La minaccia dall’alto: i droni
Oggi la minaccia arriva dal cielo. I droni - non solo quelli a lungo raggio, ma anche i modelli più piccoli - rendono il lavoro nei campi sempre più pericoloso. “Quest’anno, quando i droni hanno iniziato a raggiungerci, è diventato chiaro che così non si poteva andare avanti, che era davvero troppo pericoloso”, ha dichiarato alla RSI uno degli agricoltori della regione. “Basta una scintilla e tutto prende fuoco”
Pochi giorni fa, quattro appezzamenti di altrettanti agricoltori sono andati a fuoco dopo l’abbattimento di un drone: un anno intero di raccolto perduto in poche ore.

SheriY Kosyuk, il direttore della cooperativa
Il direttore di una cooperativa agricola della regione aveva abbandonato la fattoria durante l’occupazione russa. Al suo ritorno, tre anni e mezzo fa, trovò tutto raso al suolo. Ci sono voluti due anni per sminare e ricostruire. Ora, oltre al pericolo fisico, pesano i costi della logistica: i trasportatori chiedono tariffe molto più elevate per raggiungere Kherson e assumersi il rischio di essere colpiti.
La guerra impone le sue regole anche all’agricoltura. “Abbiamo capito che questa guerra non finirà presto e quindi l’anno prossimo dovremo lavorare in modo diverso”, ha spiegato alla RSI Sheriy Kosyuk, il direttore della cooperativa. “Seminare grandi campi di grano non ha senso: brucia facilmente.”







