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Una missione ONU nel Nagorno Karabakh

È la prima volta in trent’anni: valuterà i bisogni umanitari - La maggior parte della popolazione armena sta lasciando l’enclave dopo la riconquista da parte di Baku

  • 1 ottobre 2023, 20:30
  • 1 ottobre 2023, 22:58
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Rifugiati armeni che hanno lasciato il Nagorno Karabakh

Di: AFP/RSI Info

Una missione delle Nazioni Unite è arrivata oggi, domenica, nel Nagorno Karabakh per la prima volta da trent’anni a questa parte: lo ha annunciato l’Azerbaigian. Nel frattempo, la maggior parte della popolazione armena locale ha abbandonato l’enclave dopo che è stata definitivamente conquistata da Baku con una guerra lampo negli scorsi giorni.

Un portavoce della presidenza azera ha dichiarato all’AFP che la missione ONU è arrivata “domenica mattina” con il compito principale di valutare i bisogni umanitari sul posto.

In precedenza, le Nazioni Unite avevano annunciato di aver ricevuto il via libera all’invio di una missione sul territorio nel fine settimana. Sabato la Francia ha deplorato il fatto che l’Azerbaigian abbia accettato la missione solo dopo l’esodo di massa degli armeni.

I separatisti armeni, che hanno controllato il Nagorno Karabakh per tre decenni dopo la dissoluzione dell’URSS, hanno capitolato la scorsa settimana di fronte a un’offensiva lampo dell’Azerbaigian che ha provocato quasi 600 morti.

L’esodo di massa

Da allora, l’enclave è stata abbandonata dai suoi abitanti: più di 100’000 persone - sui 120’000 abitanti che ufficialmente vivono lì - sono fuggite in Armenia per paura di rappresaglie da parte dell’Azerbaigian, sollevando il timore di una grave crisi umanitaria.

Domenica, il posto di frontiera tra l’Armenia e il Nagorno Karabakh, situato sul Corridoio di Laçın, l’unica strada che collega i due territori, era deserto, ha osservato un giornalista dell’AFP.

Sergei Astsarian, 40 anni, è stato tra gli ultimi a partire. “Le persone che vivono qui da secoli dovrebbero poter vivere qui, che siano armeni o altri gruppi etnici. Non è giusto espellere le persone, con la forza o in altro modo”, ha dichiarato sempre all’AFP.

A suo avviso, il governo azero deve dimostrare concretamente che la popolazione armena può rimanere in sicurezza nell’enclave, e non limitarsi a dare “garanzie verbali”.

Migliaia di persone in fuga dal Nagorno-Karabakh

Telegiornale 28.09.2023, 21:15

La presidenza azera ha annunciato domenica che un servizio di migrazione ha iniziato a operare nella città principale del Nagorno Karabakh, Khankendi (Step’anakert in armeno), per registrare gli abitanti rimasti e garantire la loro “reintegrazione sostenibile” nella società azera.

Mentre fuggivano, almeno 170 persone sono morte nell’esplosione di lunedì in un deposito di carburante, che ha provocato anche 349 feriti, la maggior parte dei quali ha riportato gravi ustioni.

Secondo Erevan, più di 47’300 rifugiati si trovano attualmente in Armenia in alloggi forniti dallo Stato.

Si parla di “pulizia etnica”, ma Baku respinge le accuse

Domenica, Papa Francesco ha chiesto il “dialogo” tra Azerbaigian e Armenia per porre fine alla “crisi umanitaria” con il sostegno della comunità internazionale.

Il flusso caotico di rifugiati ha fatto rivivere le accuse di “pulizia etnica” ed Erevan ha lanciato un nuovo appello alla Corte internazionale di giustizia, chiedendo misure urgenti per proteggere gli abitanti dell’enclave.

L’Azerbaigian respinge queste accuse e assicura agli abitanti dell’enclave che sono liberi di andarsene o di restare, ha dichiarato sabato all’AFP Hikmet Hajiyev, consigliere del presidente azero.

“Ci stiamo deliberatamente astenendo dall’esporre bandiere azere, sappiamo che ci sono ancora civili e siamo consapevoli dei loro timori”, ha dichiarato Hajiyev.

In programma colloqui tra le parti

I colloqui tra i funzionari azeri e i leader armeni dell’enclave sono previsti per lunedì a Khankendi/Step’anakert.

Giovedì prossimo dovrebbero inoltre svolgersi a Granada, in Spagna, con la mediazione dell’Occidente, i negoziati tra il presidente azero Ilham Aliyev e il primo ministro armeno Nikol Vovayi Pashinyan per appianare le storiche divergenze fra i due Paesi.

Secondo Erevan, i timori dei rifugiati sono alimentati da una serie di “arresti illegali”, sebbene le autorità azere si siano impegnate a permettere ai ribelli che consegnano le armi di andarsene.

Diversi funzionari dell’enclave sono stati arrestati con l’accusa di “terrorismo” e altri reati.

Domenica, il procuratore generale dell’Azerbaigian, Kamran Aliev, ha annunciato che sta indagando su possibili crimini di guerra commessi da 300 leader separatisti armeni, che ha invitato a consegnarsi alle autorità.

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