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Ungheria: Corte UE, la legge sulle persone LGBT viola il diritto

La sentenza odierna accerta per la prima volta una violazione dell’articolo del Trattato dell’Unione europea che sancisce i valori fondamentali

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Il Pride a Budapest
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Radiogiornale delle 12.30 del 21.04.2026: Il servizio di Andrea Ostinelli sulla decisione della Corte UE in relazione alla Legge anti-LGBT ungherese

RSI Info 21.04.2026, 12:30

  • Immagine d'archivio Keystone
Di: Radiogiornale - Andrea Ostinelli / Pa.St. 

L’Ungheria è stata condannata martedì dalla Corte di giustizia dell’Unione europea per aver violato il diritto comunitario, “stigmatizzando e marginalizzando” le persone LGBT+. La Corte era stata interpellata dalla Commissione europea dopo che Budapest aveva adottato una legge volta a proteggere i minori, che vietava di mostrare loro rappresentazioni dell’omosessualità o della transessualità.

“La legge ungherese è una vergogna” aveva tuonato Ursula von der Leyen nel giugno 2021. “È una legge che discrimina chiaramente le persone sulla base dell’orientamento sessuale e va contro tutti i valori fondamentali dell’Unione europea”. Il Parlamento ungherese aveva appena approvato la legge in questione. Ne conseguivano norme severe che restringevano l’accesso ai contenuti LGBT+ nei media o nelle librerie.

La Commissione europea, guardiana dei trattati, aveva quindi fatto causa contro l’Ungheria, affiancata in questa iniziativa da ben sedici Stati membri del Parlamento europeo. Ciononostante, il governo di Viktor Orban aveva ampliato la sua offensiva contro i diritti delle persone LGBT+ e l’anno scorso aveva vietato gli eventi del Pride e anzi autorizzato la polizia a impiegare telecamere biometriche per identificare organizzatori e partecipanti.

Così facendo, “l’Ungheria si è notevolmente discostata dal modello di democrazia costituzionale”, ha osservato l’avvocato generale dell’UE, denunciando le norme ungheresi come basate su un giudizio di valore secondo cui la vita omosessuale e non cisgender non ha pari status o valore della vita eterosessuale e cisgender. Insomma, l’Ungheria di Orban declassa le persone omosessuali o transessuali a cittadini di serie B, tacciandole addirittura di essere pericolose per i minori.

Con la sentenza odierna, per la prima volta la Corte dell’UE accerta, in un ricorso contro uno Stato membro, una violazione dell’articolo 2 del Trattato dell’Unione, quello cioè che ne sancisce i valori fondamentali. Il prossimo governo ungherese, quello di Peter Magyar, dovrà fare piazza pulita di questa ingombrante eredità.

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