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Ungheria, una radio che resiste

Intervista al direttore di Klubrádió, che dopo essere rimasta senza frequenze, si è spostata nell'online -L'avvicinamento alle elezioni parlamentari del 3 aprile

  • 31 March 2022, 19:42
  • 23 June 2023, 15:51
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SEIDISERA del 31.03.2022: Una radio indipendente resiste in Ungheria

Di: Andrea Ostinelli

Una voce indipendente resiste in Ungheria, Paese caduto nell'arco di un decennio, dal 56esimo al 92esimo posto nella graduatoria sulla libertà di stampa di Reporter Sans Frontières. È quella di Klubrádió, storica emittente generalista, che dopo essere rimasta senza frequenze per decisione amministrativa, ora viene ascoltata online da un pubblico in crescita. Abbiamo incontrato il direttore: András Arató.

Con fare bonario, ci accoglie nel suo studio parlandoci in italiano. Capelli ricci e brizzolati, sguardo vispo, il 69enne fotografo, autore di libri e animatore di teatri, da 21 anni dirige Klubrádió. Forse l’unica stazione indipendente rimasta in Ungheria. Di sicuro la più nota.

“Ero nella situazione di potere fondare una radio-stazione nell'anno 2001. Era l'ultimo anno del primo Governo Orbán, e non era difficile raccogliere colleghi che già non erano soddisfatti”, racconta il direttore. “Noi eravamo un nemico per una società che si chiama illiberale, nonostante in quel tempo questa espressione non esistesse, la politica era la stessa.”

Negli studi della radio indipendente

Negli studi della radio indipendente

  • Andrea Ostinelli

Orbán perse le elezioni seguenti, nel 2002, ma le rivinse nel 2010 con oltre due terzi dei seggi in Parlamento. E da allora le ha vinte sempre, potendo cambiare a piacimento la costituzione. E instaurando un penetrante controllo del sistema mediatico ungherese.

“Ci sono due elementi significanti nella guerra contro i media indipendenti: uno è economico, l’altro è istituzionale. Dal 2010 in Ungheria non esiste un mercato della pubblicità. Una parte dei media indipendenti è morta, ha perduto tutti i soldi. L'altra parte è divenuta debole e così facilmente comprabile dagli investitori vicini alla famiglia di Orbán”, l’accusa di András Arató.

Da una parte, dunque, il premier ungherese, tramite gli imprenditori a lui vicini, si è potuto assicurare il controllo della pubblicità e l’acquisizione in serie di testate ormai economicamente indebolite; dall’altro lato, l’amministrazione pubblica è particolarmente ostile agli organi d'informazione non allineati:

“C'è questa guerra istituzionale contro i media liberi: le licenze sono date dall'autorità che si chiama Mediatanacs, che contiene solo persone delegate a Fidesz (il partito di Orban, nda)”, sostiene il direttore di Klubrádió.

È proprio questa Agenzia delle comunicazioni a non aver prorogato alla sua emittente la licenza (con una decisione ritenuta discriminatoria dalla Commissione UE), e ad averle rifiutato una nuova frequenza. Le antenne, dunque, sono state spente, ma Klubrádio esiste ancora.

“Abbiamo cominciato nel settembre dell'anno scorso ad ‘allenare’ il nostro pubblico a usare internet. E miracolosamente possiamo dire che anche persone con più di 90 anni hanno ‘studiato’ internet, hanno comprato o ricevuto un computer, solo per seguire il nostro programma. Così abbiamo più ascolti di prima di perdere la nostra frequenza.”

Circa 220mila persone al giorno seguono notizie, servizi di cultura e società, cronache sportive e dibattitti diffusi dalla radio online. E sono pronte a mettere mano alle loro tasche pur di ascoltare le sue voci fuori dal coro: “Possiamo vivere soltanto con le donazioni del nostro pubblico, che è assolutamente grande. In questi 12 anni di illiberalismo abbiamo ricevuto più di 6 milioni di euro. Per una piccola radiostazione, questo è qualcosa di enorme.”

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