Svizzera

Sicurezza, “Ci si aspetta che la Svizzera faccia la sua parte”

A Monaco, il capo del Dipartimento della difesa ha spiegato la posizione di Berna - “Investire nella cooperazione con i Paesi europei fa parte della nostra strategia di politica di sicurezza”, ha dichiarato al Radiogiornale

  • Un'ora fa
Il consigliere federale Martin Pfister
03:42

RG 12.30 del 15.02.2025 - La corrispondenza da Monaco di Bettina Müller

RSI Info 15.02.2026, 12:19

  • KEYSTONE/Anthony Anex
Di: Radiogiornale-Bettina Müller/DC 

Da quando la Russia ha attaccato l’Ucraina, le spese militari dei Paesi Europei sono aumentate quasi del 50%. Anche la Svizzera ha aumentato le proprie spese militari ma in modo più contenuto. Da Paese neutrale, vuole una difesa autonoma, ma in caso di attacco su vasta scala, non sarebbe in grado di difendere il proprio spazio aereo. Per capire come la Svizzera intenda assicurare la propria difesa, nel quadro della Conferenza per la Sicurezza di Monaco la corrispondente del Radiogiornale ha intervistato il consigliere federale Martin Pfister.

“Anche se storicamente la Svizzera ha fatto molto per la propria difesa, al momento si nota un dinamismo molto maggiore in altri Paesi europei”, ammette Pfister, che però precisa: “Al momento la Svizzera non è valutata un rischio per la sicurezza europea, ma ci si aspetta che la Svizzera faccia la sua parte”.

Ci sono pressioni da parte della NATO?

“Continuiamo ad avere ottimi rapporti con la NATO. Da 30 anni coltiviamo rapporti di partenariato per la pace e abbiamo avviato innumerevoli progetti che rafforzano la fiducia nel nostro Paese”, afferma il consigliere federale. “Ma in questo momento, stanno avvenendo cambiamenti fondamentali nella difesa. Il mondo si sta riorganizzando dal punto di vista politico della sicurezza e geopolitico. E la NATO si aspetta che anche la Svizzera faccia i suoi compiti”.

Pfister precisa che la sua presenza a Monaco ha principalmente l’obiettivo di spiegare la posizione della Svizzera, per creare fiducia e per dialogare. “Noi stiamo investendo per la nostra sicurezza, ma dobbiamo anche investire nella cooperazione con i Paesi europei. Questo fa parte della nostra strategia di politica di sicurezza”, spiega. “Essere interoperabili, ovvero poter collaborare con i nostri vicini, dare il nostro contributo, ad esempio in Kosovo, alla sicurezza dell’Europa e fornire anche aiuti umanitari, ad esempio in Ucraina. Questo è molto apprezzato. I nostri Paesi vicini e i nostri partner lo considerano un risultato che compensa altri obiettivi che noi, in quanto Stato neutrale, non siamo in grado di ottenere”.

Nuovi armamenti al palo

Il freno all’indebitamento limita il finanziamento di nuovi armamenti e la proposta di Martin Pfister di aumentare l’IVA per spese militari straordinarie è stata bocciata dal Parlamento. Sollecitato su questo tema, il consigliere federale risponde: “Continuo ad essere convinto che la popolazione svizzera capirà e approverà, se spiegheremo alle persone perché abbiamo bisogno di maggiori spese per l’esercito. È per la nostra sicurezza, per la sicurezza europea e, in ultima analisi, per la nostra democrazia”.


A Monaco, Pfister ha avuto l’occasione di discutere di acquisti di armamenti con i suoi colleghi. “Gli acquisti oggi vengono spesso effettuati in modo congiunto”, spiega. “In particolare i Paesi della NATO e i Paesi europei acquistano insieme armamenti e in parte partecipiamo anche noi ad appalti comuni. Un esempio è l’iniziativa European Sky Shield, lo scudo di difesa antimissilistico europeo guidato dalla Germania. Per questo progetto la Svizzera apporta un grande know how, sia dal punto di vista industriale, sia da quello scientifico, che riveste un ruolo sempre più importante in questo settore”, conclude il capo del Dipartimento della difesa.

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Martin Pfister alla Conferenza di Monaco

Telegiornale 14.02.2026, 20:00

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