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Verdi di rabbia

Continuano a montare le proteste degli agricoltori che, dal sud al nord Europa, contestano le direttive di Bruxelles

  • 22 febbraio, 22:19
  • 24 febbraio, 16:45
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Contadini in protesta in Europa

Telegiornale 22.02.2024, 20:00

Di: TG/RSI Info

La protesta dei contadini procede e si estende in diverse parti d’Europa: anche oggi (giovedì) sono in migliaia gli agricoltori scesi nelle piazze o sulle strade a bordo dei propri trattori per denunciare il proprio malcontento, dalla Spagna ai Paesi baltici. Nel mirino della loro rabbia vi sono soprattutto le nuove direttive europee che minacciano (anche se con sfumature diverse) di ridurre il reddito dei fattori.

La categoria punta il dito sia contro l’Unione europea che contro i rispettivi governi nazionali, ma all’indice vi è in primis Bruxelles. La sua colpa? Quella di aver imposto requisiti di protezione dell’ambiente, che aumentano la burocrazia e di conseguenza i costi di produzione. Elementi a cui si aggiunge la crescita delle importazioni di prodotti a basso costo da Paesi terzi. Una combinazione che rende sempre più difficile il mantenimento dell’attività. “Vogliamo che tutti gli accordi firmati vengano rivisti”, esordisce Cristóbal Aguado, presidente dell’Associazione degli agricoltori di Valencia. “Vogliamo dignità per gli agricoltori e che non ci buttino fuori dalle campagne, come sta accadendo”.

In Francia invece il movimento chiama in causa il governo. Il ministro dell’agricoltura ha ammesso che passi avanti sono stati fatti ma che la questione del reddito contadino è ancora lungi dall’essere risolta. Il clima è teso, a soli due giorni dall’apertura del Salone internazionale dell’agricoltura. Una manifestazione che potrebbe convogliare nella capitale francese gran parte della protesta.

“Ci sentiamo presi in giro”, dichiara un contadino francese. “Il governo ci ha promesso molte cose ma non abbiamo ancora ricevuto niente. Manifestiamo per far vedere che siamo ancora qui e che stiamo ancora aspettando risposte”.

Giovedì la protesta ha raggiunto anche l’Europa dell’est: agricoltori della Repubblica Ceca e slovacchi hanno bloccato alcuni passaggi di frontiera tra i due paesi, spalleggiati da colleghi arrivati da Polonia, Ungheria, Germania, Lituania e Lettonia. In questo caso sul banco degli imputati anche le importazioni di cereali ucraini, giudicate una forma di concorrenza sleale perché sgravate in parte dai dazi doganali e dunque più a buon mercato.

Di fronte al montare della protesta Bruxelles ha deciso di intervenire: la Commissione ha presentato un pacchetto di proposte destinate a ridurre a breve termine gli oneri amministrativi che gravano sulle spalle degli agricoltori. Il documento sarà discusso con gli Stati membri in occasione del Consiglio agricolo in programma lunedì.

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