La lotta contro la soppressione di animali sani oltre confine si concentra in particolare sulle "uccisioni di massa", l'eutanasia utilizzata quindi come metodo per regolamentare la popolazione degli animali ospitati nei rifugi o di quelli che vivono in strada. Così, già nel 2012, un importante gruppo di pubblicitari ha creato il Manifesto "No-Kill Los Angeles", per prevenire la morte dei circa 17'000 animali sani uccisi ogni anno nei rifugi della metropoli americana.
Lo stesso anno, il fotografo Tou Yun-fei di Taipei, ha immortalato centinaia di randagi poco prima che venissero uccisi tramite eutanasia nel canile della Città, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul loro dramma. Il suo lavoro è stato definito "ll volto dei cani nel braccio della morte" e ha sollevato l'indignazione della popolazione.
E pure in tutta Europa si moltiplicano le petizioni per fermare le leggi contro il randagismo che permettono di addormentare gli animali che non trovano una nuova famiglia fino a soli 20-30 giorni dalla loro cattura. Il settembre scorso, la Romania ha autorizzato una legge che consente l'eutanasia dei cani che non vengono reclamati da eventuali proprietari due settimane dopo la cattura. Le iniziative per fermare queste pratiche sono riassunte nella pagina internet dell'europarlamentare italiano Andrea Zanoni.
La soppressione di un animale sano era poi salita alla ribalta dei riflettori in febbraio con la storia di Marius, la giraffina di 18 mesi giustiziata in uno zoo di Copenaghen, in Danimarca, per impedirne l'accoppiamento con un parente. Vani erano stati gli sforzi di Associazioni e altri zoo, che avevano proposto soluzioni alternative: il 9 febbraio Marius viene ucciso con un colpo di pistola alla testa.
FrCa





