La plastica è stata una delle invenzioni più rivoluzionarie del Novecento: è entrata nelle nostre vite come una promessa di progresso e modernità. Economica, resistente, leggera e estremamente versatile, ha cambiato il modo di produrre e consumare, trasformando profondamente la nostra vita quotidiana. Dagli imballaggi all’elettronica, dalla medicina ai trasporti, in pochi decenni la plastica è diventata un materiale indispensabile.
Oggi però la ricerca scientifica inizia a raccontare anche il rovescio della medaglia: quello delle micro e nanoplastiche. Minuscoli frammenti che derivano dalla degradazione di materiali plastici (come polietilene o polipropilene) e che ormai circolano stabilmente nell’ambiente.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/ambiente/Le-microplastiche-nel-nostro-corpo--2564701.html
La difficoltà di smaltimento, l’enorme accumulo di rifiuti negli ecosistemi e soprattutto la diffusione di microplastiche e nanoplastiche stanno alimentando un crescente allarme scientifico e ambientale. Queste particelle microscopiche, spesso invisibili a occhio nudo, sono ormai presenti nell’acqua, nell’aria e persino negli organismi viventi, esseri umani compresi, sollevando interrogativi sui possibili effetti sulla salute umana e sull’equilibrio degli ecosistemi.
Homo Plasticus
Il giardino di Albert 09.05.2026, 16:55
È da questo punto di vista che prende avvio Homo plasticus, il documentario diffuso in una puntata del giardino di Albert. Un racconto che evita immagini spettacolari e toni catastrofici per concentrarsi su una domanda semplice solo in apparenza: che cosa succede quando la plastica si frammenta fino a diventare invisibile e comincia a entrare nei cicli naturali e a interagire con gli organismi viventi?
Negli ultimi anni diversi studi hanno dimostrato la presenza di microplastiche nell’aria, nell’acqua e in numerosi alimenti di uso quotidiano. Da qui l’ipotesi, tutt’altro che remota, che una parte di queste particelle venga ingerita o inalata regolarmente. Non soltanto dalla fauna selvatica, che è spesso costretta a subire gli effetti più immediati del nostro inquinamento, ma da noi stessi. Il passaggio successivo - più delicato e ancora oggetto di dibattito - è capire che cosa accada dopo.
https://rsi.cue.rsi.ch/la1/programmi/informazione/patti-chiari/inchieste/Microplastiche-anche-nei-prodotti-ticinesi--3233187.html
Il documentario, di cui si è dibattuto in maniera approfondita con alcuni esperti anche nella trasmissione Patti Chiari, accompagna lo spettatore proprio in questo ambito di ricerca, seguendo il lavoro di ricercatrici e ricercatori che cercano di capire se e come queste particelle possano interagire con cellule e tessuti.
Uno degli aspetti più interessanti del racconto filmato è l’attenzione ai limiti della ricerca stessa. Analizzare particelle così piccole richiede strumenti sofisticati e controlli rigorosi. Le microplastiche sono ovunque, anche negli ambienti di laboratorio, e il rischio di contaminazioni è reale. Per questo motivo molti risultati devono essere verificati più volte e discussi a lungo prima di poter essere considerati solidi. Senza voler fare dell’allarmismo, i casi trattati restituiscono l’immagine di una scienza in piena evoluzione, che procede per aggiustamenti successivi, affinando metodi e interpretazioni.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/ambiente/Quante-microplastiche-ci-sono-davvero-nel-nostro-corpo--3428616.html
Homo plasticus non propone soluzioni immediate né pretende di chiudere il discorso. Suggerisce piuttosto un cambio di prospettiva: la plastica non è più soltanto una questione di rifiuti visibili, ma un tema che incrocia ambiente, salute e ricerca scientifica. Capirne i meccanismi è un lavoro lungo, che richiederà tempo, metodo e una buona dose di spirito critico.








