I “botox bar” si stanno diffondendo in Lombardia. Si tratta di centri estetici situati nei centri commerciali o in centro città che propongono (tra le altre cose) iniezioni di tossina botulinica e filler con acido ialuronico, spesso a prezzi contenuti e con possibilità di rateizzazione. Attirano la clientela con arredi rosa confetto e un ambiente rilassato, con la promessa di rendere gli interventi estetici accessibili a tutti. Il servizio è rapido e senza appuntamento, ma gli esperti, come il dottor Luca Borra intervenuto a Prima Ora, mettono in guardia dai rischi di un approccio troppo commerciale. Da una parte c’è la democratizzazione dell’accesso alla medicina estetica, dall’altro l’incognita sugli effetti di decisioni mediche prese sul momento, come se si trattasse dell’acquisto di un capo d’abbigliamento.
Come funzionano
“Entri senza appuntamento e te lo fanno in base al medico disponibile. Aspetti 5-10 minuti e lo fanno subito. Non fanno riflettere la paziente sul fatto che è presto iniziare già ora”, ha raccontato alla RSI una giovane donna intervistata fuori da un botox bar. L’atmosfera è rilassata e l’accesso immediato, ma dietro la praticità si nascondono possibili rischi.
La giornalista Anais Poirot ha visitato alcuni di questi centri per realizzare l’audiodocumentario “Mi piaccio: Storie di donne tra specchio e bisturi” diffuso in Laser. Ha riscontrato approcci molto differenti. “Ho avuto due esperienze molto diverse. In uno mi proponevano di rifare tutta la faccia. Questo penso possa essere dannoso per una persona senza autostima”, ha spiegato intervenendo a Prima Ora.
Mi piaccio? Storie di donne tra specchio e bisturi
Laser 20.03.2026, 09:00
Contenuto audio
Le testimonianze raccolte confermano questa varietà di approcci. “Ti consigliano di fare questo e quest’altro”, ha affermato una cliente. Un’altra ha avuto invece un’esperienza positiva: “Mi hanno accompagnato, mi hanno chiesto cosa volessi e poi mi hanno consigliato”.
Dubbi su qualità e competenze
Il dottor Luca Borra ha messo in guardia dai rischi di un approccio troppo commerciale. “Il medico, quando si trova di fronte a una persona a cui deve migliorare l’aspetto, deve soprattutto essere neutrale. È la persona che deve manifestare l’esigenza che ha”, ha sottolineato il medico.
Secondo il chirurgo plastico e estetico specializzato, il rischio è che l’attività venga condizionata da logiche di fatturato. “Se il medico è nell’ambito di una multinazionale non credo possa gestire la cosa in modo indipendente”, ha avvertito.
Vi sono anche dubbi sulla qualità: “Che materiali si usano, quelli scelti dal brand o dal medico? Il medico che fa la prestazione a che livello è?”, si è chiesto Luca Borra.
Da non sottovalutare anche la dimensione psicologica e l’importanza di non inseguire modelli irraggiungibili. “Ci vorrebbe sempre uno psicologo per accompagnare una persona che vuole migliorare il suo aspetto”, ha sottolineato il chirurgo specializzato con oltre 20 anni di esperienza. Il rischio è di alimentare insicurezze. A pensare a certi interventi spesso sono persone che hanno già insicurezze e incitarle a inseguire ideali estetici poco realistici non aiuta.
La questione della sicurezza
Sulla sicurezza medica, Anais Poirot, alla luce delle visite ai botox bar che ha effettuato per realizzare il suo documentario, afferma: “Non ho visto criticità dal punto di vista sanitario”. A colpirla è stato altro: un approccio che banalizza l’atto medico e incita a interventi senza adeguata riflessione. “Questo lo trovo un approccio pericoloso, conclude la giornalista che ha indagato sul fenomeno in espansione appena oltre il confine, in centri molto frequentati anche da giovani ticinesi.






