Salute

“Mutande intelligenti” per contare le flatulenze

In un singolare studio una squadra di ricercatori americani ha deciso di indagare l’attività del microbiota intestinale analizzando il gas emesso dalle persone

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Un prototipo di "mutande intelligenti" dell'Università del Maryland in grado di contare le flatulenze.

Un prototipo di "mutande intelligenti" dell'Università del Maryland in grado di contare le flatulenze.

  • University of Maryland
Di: Red. giardino di Albert / Simone Pengue 

Quante flatulenze è sano fare in un giorno? Alzi la mano chi sa la risposta, medici inclusi. Sembra strano, ma la scienza finora si è occupata molto poco di uno dei più quotidiani comportamenti del nostro corpo e la domanda, fino a oggi, non aveva una vera risposta. Il microbiologo Brantley Hall dell’Università del Maryland (Stati Uniti) e la sua squadra hanno messo a punto un dispositivo per studiare il fenomeno e contare il numero di flatulenze che emettiamo. 

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Si tratta di “mutande intelligenti” dotate di un sensore elettronico in grado di rilevare l’idrogeno contenuto nel gas che emettiamo dall’intestino. Ogni volta che viene misurato un picco nel livello di idrogeno, il dispositivo registra l’evento e può così contare il numero totale quotidiano. 

In un primo studio, ancora da considerarsi preliminare, pubblicato su Biosensors and Bioelectronics: X a dicembre 2025, i ricercatori hanno testato il dispositivo su un gruppo di 38 studenti universitari sani. Hanno così trovato che, in media, un giovane adulto in buona salute emette gas 32 volte al giorno, circa il doppio rispetto alle 14 volte spesso riportate nella letteratura medica. Hanno inoltre potuto constatare che il valore varia moltissimo da persona a persona, con un minimo di 4 volte al giorno e un massimo di 59. 

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Secondo i ricercatori, le stime precedenti erano così basse per cause procedurali durante le analisi. Si trattava infatti di tecniche invasive con piccoli campioni oppure basate su resoconti fatti in prima persona che spesso presentano eventi non registrati, banali errori di memoria e, soprattutto, l’impossibilità di contare le flatulenze durante il sonno. Inoltre, l’esperienza può variare molto da persona a persona in base alla propria sensibilità viscerale, alterando così il conteggio. 

La ricerca, che a una prima occhiata sembra un’ottima candidata per vincere un premio Ignobel, parte da uno studio sul metabolismo intestinale. Hall voleva infatti cercare di misurare il livello di idrogeno prodotto dai microbi presenti nell’intestino attraverso esperimenti in provetta, ma il dispositivo non rispondeva secondo le aspettative. Il ricercatore, frustrato dalla situazione, ha preso il dispositivo e, racconta il sito Science News, se l’è infilato nei propri pantaloni, riportando che “il segnale era enorme”. I dati mostrati nell’articolo accademico originale indicano che la concentrazione di idrogeno resta elevata per circa tre minuti dopo l’emissione. 

Per testare se il dispositivo funzionasse correttamente e se il suo segnale fosse realmente legato all’attività del microbiota intestinale, Hall ha somministrato ai partecipanti dell’inulina, una fibra solubile presente nella cicoria e nel topinambur, non digeribile dall’uomo, che stimola una produzione maggiore di gas intestinale. Il dispositivo ha rilevato la somministrazione con un’accuratezza del 94% e ha dimostrato effettivamente il suo potenziale per lo sviluppo di strumenti medici di studio e monitoraggio dell’attività del microbiota. «Delle misure oggettive ci danno l’opportunità di migliorare il rigore scientifico in un’area difficile da studiare», spiega Hall. 

Generalmente, il gas emesso dall’intestino consiste soprattutto di idrogeno, anidride carbonica e azoto, sebbene in alcune persone possa essere presente anche del metano. Siccome l’idrogeno è prodotto esclusivamente dal microbiota intestinale, monitorare questo gas permette di tenere sotto controllo l’attività del microbiota nel processo digestivo. Il microbiota intestinale è costituito da batteri, funghi, virus e altri microbi che svolgono numerose funzioni protettive nel nostro organismo. Studiarlo permette di capire come la sua composizione sia associata a malattie del corpo e persino della mente. 

Il professore sta lanciando l’Atlante delle flatulenze umane (Human Flatus Atlas) per cercare di classificare le persone in base all’attività del proprio microbiota. Per ora ha individuato due categorie estreme: i “digestori zen”, che seguono diete ricche di fibre ma producono pochissimi gas intestinali, e i “super produttori di idrogeno”, cioè persone che emettono frequentemente. Mentre la squadra raccoglie dati attraverso numerosi volontari, a noi tutti non resta che chiederci a quale categoria apparteniamo. 

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