Salute

Il cervello in tilt: benvenuti nell’era della distrazione

La capacità di concentrazione su un compito specifico si è ridotta a quaranta secondi: tra notifiche social e multitasking, affrontiamo il tema della settimana del cervello 

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Di: red. giardino di Albert/Matteo Martelli 

Quand’è stata l’ultima volta che avete avuto una giornata completamente libera da distrazioni digitali? Messaggi, notifiche, social media: oggi la tecnologia è una fonte inesauribile e costante di distrazioni, anche sul posto di lavoro.

Gloria Mark, psicologa e professoressa ordinaria di informatica presso l’Università della California - Irvine, ha monitorato com’è cambiata la nostra soglia dell’attenzione negli ultimi vent’anni seguendo i dipendenti in un ufficio. In particolare, ha osservato la capacità di ciascuno nel rimanere focalizzato su un compito prima di passare a qualcos’altro, come la lettura di una notifica o il controllo della posta elettronica. Il risultato: il tempo medio in cui le persone riescono a rimanere concentrate su un compito è sceso da circa 2,5 minuti a 40 secondi.

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Il cervello e le distrazioni

Prima Ora 17.03.2026, 18:00

Il costo cerebrale della perdita d’attenzione

Passare continuamente da un’attività all’altra - come interrompere la lettura di quest’articolo per aprire una notifica - richiede un lavoro cognitivo enorme. Ogni passaggio di attività lascia una piccola finestra aperta: è come avere tante schede sul desktop del computer. Questo rallenta le prestazioni cerebrali e aumenta il rischio di errori.

Altri studi hanno dimostrato che tornare sul livello di concentrazione precedente richiede in media 23 minuti. “Noi attraverso i sensi riceviamo un numero considerevole di stimoli, il nostro cervello non ha la capacità per analizzarli tutti insieme”, racconta al giardino di Albert Gianna Carla Riccitelli, responsabile di ricerca al Neurocentro (EOC) e docente alla Facoltà di Scienze Biomediche dell’USI. Il cervello opera quindi una selezione continua perché altrimenti sarebbe sommerso da una quantità ingestibile di dati sensoriali.

I diversi tipi di attenzione

Parlare di attenzione ha comunque diverse sfumature. “Non c’è un solo tipo di attenzione”, spiega Alain Kaelin, direttore scientifico del Neurocentro (EOC) a Prima Ora. “C’è ad esempio l’attenzione selettiva, che ci permette di identificare un pericolo nel traffico; l’attenzione sostenuta, che ci consente di mantenere il focus su un compito; o ancora, l’attenzione alternata, tipica ad esempio di chi lavora a uno sportello e deve essere concentrato al contempo sul computer”. Ognuno di questi tipi di attenzione coinvolge reti cerebrali differenti. 

Il mito del multitasking

C’è poi l’attenzione divisa, che è in particolare quella che associamo ad abilità di multitasking, la capacità cioè di svolgere più compiti contemporaneamente. Per la scienza, non ci sono dubbi: si tratta di un falso mito. “Il multitasking non esiste, o almeno potrebbe esserci in alcune situazioni in cui c’è un compito che richiede un certo coinvolgimento cognitivo e l’altro compito invece è automatico”, spiega Riccitelli al giardino di Albert. Il cervello può gestire due attività simultanee solo se una è diventata automatica, come camminare. Quando invece entrambi i compiti sono impegnativi, il cervello fa uno sforzo enorme. “Inevitabilmente almeno uno dei due compiti viene fatto male, richiede più tempo per essere eseguito, si fanno più errori”, sottolinea l’esperta.

Il multitasking: un falso mito

Il multitasking: un falso mito

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Quando il cervello si distrae

Il cervello può distrarsi per vari fattori: stress ambientale, pressione lavorativa o emotiva. Anche l’umore gioca un ruolo determinante. Se siamo felici siamo più produttivi e più attenti. L’ambiente stesso può influenzare la nostra capacità di concentrazione, soprattutto in luoghi troppo rumorosi.

“L’attenzione è la base per utilizzare altre abilità cognitive. In clinica i pazienti vengono da noi dicendo che hanno un disturbo di memoria. In alcuni casi abbastanza frequenti è in realtà disattenzione. Se non abbiamo abbastanza attenzione per ricevere un’informazione, come possiamo pretendere di memorizzarla?”, sottolinea la Dottoressa Riccitelli.

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In troppi distratti alla guida dal cellulare

Siamo oramai diventati una società di distratti a tempo pieno oppure lo siamo soltanto al volante?

Controcorrente 11.02.2026, 11:47

  • Ti-Press
  • Antonio Bolzani

Non solo cattive notizie

La buona notizia è che il cervello è plastico: può cambiare, adattarsi e migliorare anche al di fuori di condizioni patologiche. In questo senso, la distrazione non va demonizzata; se vissuta come pausa consapevole, può diventare una risorsa. Come sottolinea Alain Kaelin: “La distrazione è legata alla creatività, al riposo, alla reazione agli stimoli. È altrettanto importante quanto la concentrazione: fa parte del nostro funzionamento.”

Insomma: se è vero che anche l’attenzione ha un limite, è altrettanto vero che possiamo scegliere di orientarla, dedicandoci a una cosa per volta. Una questione di volontà - e, in fondo, proprio di attenzione.

Settimana del cervello 2026

La Settimana del cervello è un’iniziativa internazionale che intende sensibilizzare sui progressi nell’ambito della ricerca sul cervello, sulle terapie delle malattie neurologiche e psichiatriche e la loro prevenzione. Nella Svizzera italiana è realizzata grazie alla partecipazione di medici, ricercatori e psichiatri del Neurocentro (EOC), della Facoltà di scienze biomediche dell’USI e della Clinica sociopsichiatrica cantonale, in collaborazione con L’ideatorio (USI). L’intervista integrale del Giardino di Albert radiofonico, a cura di Alessandra Bonzi, verrà diffusa sabato 28 marzo alle 18:00 su Rete Due.

Scopri il programma della Settimana del cervello 2026

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