Nella cultura tedesca è così rilevante da avere un nome proprio, “Frühjahrsmüdigkeit”. È la stanchezza primaverile, una sindrome che attorno a metà marzo porta affaticamento e sonnolenza. Molte persone lamentano di percepirla, eppure, una recente pubblicazione sembra suggerire che le cose, dati alla mano, siano ben diverse. Infatti, di fronte a una rigorosa e sistematica analisi dell’Università di Basilea, dell’Ospedale Psichiatrico Universitario di Basilea e dell’Inselspital di Berna, non ci sono elementi per indicare un aumento dell’affaticamento nella popolazione durante i mesi primaverili. Per la maggioranza delle persone, si tratta, probabilmente, più di un elemento culturale e psicologico che biologico.

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I ricercatori hanno sottoposto oltre 400 persone provenienti da Germania, Svizzera e Austria a un monitoraggio della stanchezza attraverso un sondaggio ripetuto ogni sei settimane per un anno intero. «Uno dei motivi per cui abbiamo fatto quello studio è che è davvero frustrante cercare di spiegare un fenomeno senza sapere nemmeno se quel fenomeno esista realmente», spiega in riferimento alla stanchezza primaverile Christine Blume, ricercatrice dell’Università di Basilea e dell’Ospedale Psichiatrico Universitario di Basilea. Dalle analisi statistiche dei sondaggi emerge chiaramente che non c’è alcun periodo dell’anno in cui, in media, le persone si sentono più stanche. Non sembra esserci quindi alcun motivo biologico, ad esempio legato alla variazione delle ore di luce o alla temperatura, per cui una porzione significativa delle persone si senta più stanca. «Sono l’ultima persona che direbbe a qualcuno che si sente stanco che non è vero. Perché questi sintomi sono soggettivi ed esistono davvero. Però possiamo chiederci se ci sia una causa biologica oppure psicologica legata all’attenzione rivolta ai sintomi della stanchezza». Ad esempio, sentire qualcuno parlare della stanchezza di primavera o leggerne sui giornali ci porta a focalizzarci sul nostro livello di fatica, magari registrando in modo marcato la sensazione nella nostra memoria.
Il nervo vago
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Dietro a quanto però sembrano accusare molte persone, in Germania circa due uomini su dieci e quattro donne su dieci, si legge spesso su internet che l’inverno potrebbe portare una carenza di vitamina D, oppure che i pollini stimolino molte allergie. Tuttavia, Blume prrecisa che «se avessimo trovato che le persone fossero effettivamente più stanche in primavera, allora potremmo pensare a una spiegazione. Ma non è quello che vediamo nei dati». Questo naturalmente non esclude che ci siano dei sottogruppi affetti da fenomeni biologici legati alla stanchezza come la carenza di vitamina D o le allergie.
Le radici del termine e del fenomeno culturale, relativamente meno presente nel mondo italofono, potrebbero essere storiche. «Un’ipotesi potrebbe essere che, in passato, quando l’alimentazione non era buona, le persone arrivassero alla fine dell’inverno con delle carenze nutrizionali e si sentivano stanche. Il termine potrebbe essere stato coniato in quel contesto - dichiara Blume, che continua - In un certo senso, quello che un tempo era davvero un fenomeno biologico è diventato oggi più un fenomeno culturale o psicologico. Penso che sarebbe davvero molto interessante approfondirne le origini».
Analisi esclusiva per Il giardino di Albert
Visto che non esistono dei momenti dell’anno in cui la popolazione è generalmente più stanca, ci si può domandare se i singoli individui hanno complessivamente dei periodi in cui l’energia è a livelli più alti e altri in cui è più bassa, come dei cicli. Questa analisi non è presente nell’articolo accademico pubblicato da Blume e la redazione de Il giardino di Albert ha raggiunto la ricercatrice per chiedere ulteriori informazioni. Blume ha generosamente accettato di condurre questa analisi appositamente per noi. «I nostri dati mostrano che una gran parte delle variazioni dei livelli di stanchezza rilevate avviene all’interno dello stesso individuo, probabilmente in risposta a circostanze mutevoli, come le vacanze o il carico di lavoro, oppure a fattori ambientali, forse anche stagionali», ci comunica. In altre parole, tutti abbiamo alti e bassi nella nostra vitalità. I dati però mostrano anche che mentre alcune persone sul lungo periodo si sentono più frequentemente stanche, altre hanno spesso molta energia. Un dato che non stupisce e, anzi, conferma la nostra impressione che alcune persone siano più vispe di altre, oppure che alcuni abbiano, per così dire, una certa flemma.









