Salute

Microchip nel cervello, tra rischi e prospettive

Neuralink ha annunciato il primo impianto cerebrale su un essere umano - Ma ora si tratta di capire come analizzare il pensiero per trasmettere le informazioni a una macchina

  • 30 gennaio, 23:18
  • 30 gennaio, 23:29
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Neuralink, chip cerebrale impiantato su essere umano

Il Quotidiano 30.01.2024, 19:00

Di: Quotidiano/RSI Info

Un microchip nel cervello di una persona tetraplegica. Lo ha impiantato Neuralink, azienda di Elon Musk, con l’obiettivo di permettere al paziente di controllare con il pensiero dei dispositivi elettronici. Ebbene, l’intervento è tecnicamente riuscito, il paziente sta bene e i primi risultati sono promettenti, ha fatto sapere Musk, parlando del volontario che ha i quattro arti paralizzati.

Sono vent’anni che si sta studiando la possibilità di controllare una macchina con il pensiero, come ci dicono dall’Istituto di neuroscienze dell’Ente ospedaliero cantonale (EOC). In questo caso la vera novità è la tecnologia utilizzata. “Il microchip viene messo nella zona della corteccia motoria, che normalmente controlla i movimenti. E prova ad analizzare i movimenti che la persona vorrebbe fare. L’idea è di rimpiazzare con il pensiero le estremità che non possono più funzionare, e controllare un computer” spiega il direttore medico Alain Kaelin.

Siamo però agli albori della sperimentazione umana. Il cervello è talmente complicato, che un solo microchip non può compensare tutti i deficit. “Questo dispositivo ha 1’024 canali - continua l’esperto - è come posizionare un microfono in uno stadio per ascoltare quello che succede, riuscendo a sentire un gol, ma non quello che si dicono le persone presenti. Resta quindi qualcosa di abbastanza grossolano”.

La tecnologia non è priva di rischi

L’obiettivo di Neuralink è curare disturbi neurologici come la sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Tuttavia la tecnologia non è priva di rischi, come afferma ancora Kaelin: “Se si vuole veramente ‘ascoltare’ la corteccia, si dovrebbero avere tanti elettrodi. Ma più elettrodi si hanno, più sono i rischi di provocare una lesione al cervello”.

E ora bisogna riuscire a “leggere” il cervello

Dal punto di vista strettamente chirurgico, impiantare un chip è fattibile. Lo ha dimostrato Neuralink. La vera sfida è un’altra, cioè riuscire ad analizzare il segnale: “Sarà vincitore chi riuscirà ad avere un algoritmo funzionante e sicuro”.

Neuralink intende procedere ad altri undici interventi quest’anno. La commercializzazione non avverrà prima di sei anni. Ma l’azienda di Musk non avrà certamente il monopolio: altre compagnie stanno sperimentando analoghi microchip. Per un business che si preannuncia decisamente interessante.

Il primo test di Neuralink

Telegiornale 30.01.2024, 20:00

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