Non solo ricette farmacologiche per chi soffre di problemi di salute, ma anche prescrizione di attività culturali: è l’idea che sta alla base di uno studio pilota promosso dalla città di Lugano, dalla Fondazione IBSA e dall’Istituto di medicina di famiglia dell’Università della Svizzera Italiana. La ricerca – una prima assoluta in Svizzera – studierà l’impatto che le attività ricreative possono avere sulla salute. L’idea richiama il principio latino “mens sana in corpore sano”. Ma qui il percorso potrebbe essere anche inverso: fare leva sulla mente – e sulla rete sociale – per migliorare il corpo.
Come funziona lo studio
Nello specifico, si stanno cercando 100 persone residenti nel Luganese, che abbiano più di 65 anni e che siano disposte a partecipare ad attività culturali e sociali che possano offrire loro benessere. Attraverso esami clinici specifici, il gruppo di ricerca cercherà di capire se la partecipazione a eventi ricreativi può avere un impatto positivo non solo sulla mente, ma anche sul corpo. Il monitoraggio sarà realizzato attraverso un operatore sociale che farà da collegamento tra il paziente e chi conduce lo studio: questa figura sarà fondamentale per capire – insieme al paziente – quali sono le attività che più corrispondono al suo profilo e ai suoi bisogni.
Il progetto pilota cerca persone interessate ad aderire alla ricerca
Raggiunto dalla RSI, il dottor Luca Gabutti – primario di medicina interna generale dell’EOC – ha specificato che in questa fase pilota verranno selezionati pazienti che presentano condizioni come obesità, diabete, tabagismo o disturbi del sonno legati al sovrappeso e alla pressione alta. La speranza è che si possa dimostrare che la prescrizione di attività culturali o di gruppo può migliorare lo stato psicofisico di una persona, aiutandola a sentirsi più felice. Attualmente, una trentina di persone è stata selezionata per lo studio. È possibile aderire al progetto rivolgendosi al servizio Medicina di famiglia dell’Ospedale italiano di Lugano.




