Salute

Parkinson: una diagnosi precoce attraverso la pelle

Un piccolo frammento di cute può rivelare la malattia anni prima dei sintomi motori - Da Bellinzona la ricerca dell’EOC che apre nuove prospettive sulla sua identificazione

  • Oggi, 14:52
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Parkinson
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Di: red. giardino di Albert/Matteo Martelli  

Giornata mondiale del Parkinson

L’11 aprile si celebra la Giornata mondiale del Parkinson per sensibilizzare sulla malattia neurodegenerativa. La data onora la nascita di James Parkinson, che descrisse la patologia nel 1817. 

In Svizzera oltre 15’000 persone soffrono del morbo di Parkinson, con 1’000-1’500 nuovi casi diagnosticati ogni anno. La malattia si manifesta con tremori e rallentamento nei movimenti (in diversi casi anche con sintomi non-motori come diminuzione dell’olfatto e disturbi dell’umore) e viene spesso individuata tardivamente. “Quando i sintomi motori diventano evidenti, la malattia è in fase già molto avanzata”, spiega Salvatore Galati, capo servizio di Neurologia all’Istituto Neuroscienze Cliniche della Svizzera Italiana, intervenuto ai microfoni di Millevoci (Rete Uno).

Per questo la ricerca si concentra, oltre che sui trattamenti, anche sull’individuazione precoce della patologia attraverso tecniche inaspettate, come l’analisi della nostra pelle. 

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  • Claudia Demircan

La connessione tra pelle e cervello

“Tutti pensano che cute e cervello non abbiano niente a che fare tra di loro. In realtà a livello embrionale questi due tessuti si sviluppano dalle stesse cellule, quindi hanno tantissime caratteristiche in comune”, afferma Elena Vacchi, ricercatrice in neuroscienze impegnata nei Laboratori di ricerca traslazionale dell’EOC di Bellinzona.

La pelle, spesso sottovalutata, è in realtà ricca di terminazioni nervose che possono essere analizzate per individuare i segni precoci della malattia e per monitorarne la progressione: indagare il tessuto cerebrale umano presenterebbe altrimenti chiare difficoltà.

La procedura è semplice e non invasiva: non richiede punti di sutura ed è ben accettata dai pazienti. “Con questi tre millimetri per tre di pelle andiamo al microscopio e osserviamo l’innervazione, quindi se ci sono i nervi, se la densità di nervi è normale o è ridotta”, precisa la studiosa. Ma l’aspetto più innovativo è la possibilità di individuare nella pelle gli stessi accumuli proteici che caratterizzano il cervello dei pazienti con Parkinson.

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L’alfa-sinucleina come marcatore precoce

I pazienti con Parkinson sono caratterizzati dall’accumulo nel cervello di una proteina chiamata alfa-sinucleina. Attraverso questa tecnica, “noi siamo in grado di vedere questi accumuli anche a livello periferico proprio nella pelle”, sottolinea la ricercatrice. Questa scoperta permette non solo di confermare la diagnosi, ma anche di distinguere il Parkinson da altre patologie con sintomi simili, come l’atrofia multisistemica.

Il team di ricerca ha scoperto infatti delle specificità nelle singole malattie: se i pazienti con atrofia multisistemica tendono ad accumulare l’alfa-sinucleina a livello della caviglia, quelli con Parkinson mostrano accumuli a livello cervicale. Questa differenza, insieme ad altri fattori come la degenerazione delle fibre nervose, permette di migliorare significativamente la precisione diagnostica.

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  • Carlotta Moccetti

La sfida della diagnosi precoce

Come detto, il Parkinson è una malattia insidiosa, perché presenta sintomi quando il processo degenerativo sta già facendo il suo corso. Da qui, la sfida: associare alla diagnosi precoce la ricerca di molecole capaci di frenare la malattia prima che ci siano danni evidenti. Anche la ricerca ticinese sta facendo la sua parte, concentrandosi ora su soggetti sempre più precoci, in particolare su persone con disturbi del sonno REM. “Questi pazienti hanno un’altissima probabilità di sviluppare Parkinson, ma non tutti lo svilupperanno”, ha precisato Vacchi. “Quello che stiamo notando è che già in questi pazienti, che quindi non hanno ancora i sintomi Parkinson, in realtà siamo in grado di vedere l’alfa-sinucleina”. Questo significa poter individuare chi svilupperà la malattia nel giro di dieci anni, aprendo la strada a interventi preventivi.

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Come va... con Parkinson e Alzheimer?

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Una vita sana è la miglior prevenzione

Oggi, malgrado le decine di anni di ricerca scientifica nel campo, siamo ancora lontani dal poter offrire un rimedio per guarire dal Parkinson. “Non sappiamo ancora dare risposte complete”, conferma il dottor Galati. Ciò che sappiamo, è che la malattia è causata da un’interazione tra fragilità genetica individuale e fattori ambientali, tra cui l’esposizione a pesticidi o sostanze tossiche. E soprattutto, che uno stile di vita sano può avere un ruolo protettivo: “L’attività fisica e una dieta sana sono molto importanti e giocano un ruolo nella riduzione del rischio”, conclude il neurologo. 

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L’appuntamento all’USI

In occasione della Giornata mondiale del Parkinson, l’Università della Svizzera italiana ospita l’evento organizzato dall’Ente ospedaliero cantonale, in collaborazione con l’Associazione Parkinson Svizzera, Nordic walking Ticino e la Clinica Hildebrand per informare sull’importanza della prevenzione, della ricerca e del supporto ai pazienti e alle loro famiglie. Maggiori informazioni, disponibili qui.

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