Il telescopio spaziale Cheops avrà una seconda vita. L’Agenzia Spaziale Europea ha deciso di prolungare la missione fino al 2029, con la possibilità di un’ulteriore estensione di tre anni. Una notizia che celebra il successo di questo progetto tutto svizzero, nato dalla collaborazione tra le Università di Berna e Ginevra. Si tratta del primo satellite dell’ESA costruito sotto la direzione della Svizzera e della prima missione spaziale specificamente pensata per questo tipo di ricerca, un primato che sottolinea l’eccellenza elvetica nel campo della ricerca astronomica.
Cheops, missione prolungata fino al 2029
RSI Info 22.06.2026, 15:22
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Cos’è esattamente Cheops?
Il progetto, lanciato il 18 dicembre del 2019, è stato realizzato in cinque anni da un consorzio di oltre cento scienziati e ingegneri di undici paesi sotto la direzione dell’Università di Berna. Il centro operativo scientifico si trova invece all’Università di Ginevra.
Da un telescopio che orbita a 700 chilometri dalla Terra, Cheops osserva pianeti esterni al Sistema Solare fino a mille anni luce di distanza. Il principio del suo funzionamento, come spiega Christophe Mordasini, professore dell’Istituto di Fisica dell’Università di Berna e responsabile della Divisione di ricerca spaziale e Scienze Planetarie, è molto semplice: “quando un esopianeta passa tra noi e una stella, la luminosità della stella diminuisce leggermente. Misurando quanto questa luce diminuisce, possiamo calcolare il raggio del pianeta. Combinando questa informazione con la massa, otteniamo la densità media”. Misurazioni utili a classificare i pianeti come gassosi, rocciosi, ghiacciati o oceanici e, di conseguenza, a calcolare la probabilità che questi ospitino la vita.

CHEOPS è la prima missione dell'ESA dedicata agli esopianeti
Cheops non cerca dunque nuovi esopianeti, ma “studia quelli già scoperti con una precisione mai raggiunta prima”, ci tiene a precisare l’esperto. Queste osservazioni peraltro non sarebbero possibili dalla Terra, dove l’atmosfera disturba le osservazioni facendo “brillare” le stelle in modo irregolare.
Cos’è un esopianeta
Un esopianeta è un pianeta che orbita attorno a una stella diversa dal Sole, al di fuori del nostro Sistema Solare. La ricerca in questo campo ha una forte impronta svizzera: nel 1995 gli astronomi svizzeri Michel Mayor e Didier Queloz annunciarono la scoperta di 51 Pegasi b, il primo esopianeta individuato attorno a una stella simile al Sole, una scoperta che valse loro il Premio Nobel per la fisica nel 2019. Oggi sono noti migliaia di esopianeti e il loro studio aiuta a comprendere come si formano i sistemi planetari e se nell’Universo possano esistere mondi abitabili, o addirittura forme di vita, oltre alla Terra.
I successi della missione
Nei suoi primi sette anni di vita la missione ha già prodotto scoperte sorprendenti. “I pianeti extrasolari hanno una diversità grandissima che non ci si aspettava”, rivela Mordasini. Quando il primo esopianeta fu scoperto 31 anni fa, si pensava che gli altri sistemi solari sarebbero stati simili al nostro. “Adesso sappiamo che non è così”, aggiunge il professore, precisando che “il tipo di pianeta extrasolare più comune non esiste nemmeno nel nostro sistema solare: parliamo di corpi celesti più grandi della Terra ma più piccoli di Nettuno”.
Tra le scoperte più affascinanti c’è Wasp-103, un gigante gassoso così vicino alla sua stella da non avere forma sferica, ma allungata “come un pallone da rugby”.

Nei prossimi anni, Cheops intende consolidare questi successi. “Grazie all’estensione della missione, potremo proseguire i programmi di osservazione a lungo termine, esaminare in dettaglio nuovi sistemi planetari e concentrarci su fenomeni rari che possono essere scoperti solo con un approccio a lungo termine”, afferma nel comunicato stampa ufficiale Christopher Broeg, responsabile scientifico della missione Cheops.











