Con la missione Artemis diretta alla Luna, l’esplorazione spaziale sta vivendo un nuovo rilancio, soprattutto a livello mediatico. Già da diversi anni, il settore economico legato alle attività fuori dalla Terra sta crescendo trainato in particolare dai satelliti. Di fronte a una crescita esponenziale prevista per i prossimi anni, gli astronomi delle associazioni Astronomers for Planet Earth (A4E, in italiano “Astronomi per il pianeta Terra”), Dark Sky International e la American Astronomical Society (AAS, in italiano “Società astronomica americana”) prendono posizione nei confronti delle autorità americane per salvaguardare l’oscurità del cielo e chiedere di considerare l’impatto ambientale di queste attività. Iniziative che nella Settimana internazionale del cielo buio, che inizia oggi, lunedì 13 aprile 2026, trovano maggiore risonanza.
Settimana internazionale del cielo buio
Il giardino di Albert 11.04.2026, 18:00
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La questione più urgente riguarda i satelliti commerciali lanciati nell’orbita bassa, ovvero a poche centinaia di chilometri dalla superficie terrestre. Secondo il sito Space4589, uno dei riferimenti del settore, i satelliti artificiali attualmente operativi in orbita bassa, a meno di 600 km dalla Terra, sono poco più di tredicimila, dei quali oltre diecimila appartengono a Starlink, il servizio di Elon Musk che permette di connettersi a internet via satellite in ogni punto del globo. Recentemente Elon Musk ha annunciato di voler lanciare in orbita, tramite la sua azienda spaziale SpaceX, fino a un milione di satelliti per una rete di unità di calcolo e archiviazione dati accessibili da ovunque sulla Terra. L’azienda californiana Reflect Orbital vuole invece inviarne cinquantamila entro il 2035 per riflettere luce solare sulla Terra per alcune ore dopo il crepuscolo.
Cieli a rischio per i professionisti e la popolazione
I rischi per il pianeta di un tale affollamento del cielo, però, sono numerosi. Già oggi è difficile, se non impossibile, osservare un cielo incontaminato. «Molte persone non hanno interesse nella conservazione del cielo notturno perché già non lo hanno più. Di conseguenza vedono soltanto i vantaggi di questi progetti senza considerare i costi», spiega Ronald Rimmel, astronomo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica INAF di Torino (Italia) e membro di A4E. Per gli astronomi professionisti questo è diventato un problema concreto: «Ormai il numero di satelliti è diventato così elevato che è impossibile evitare di averne almeno uno nel proprio campo visivo», conferma Rimmel. Gli astronomi, negli ultimi cento anni, per poter fare il loro lavoro, si sono sempre spostati sempre più lontano dalle città, costruendo osservatori in luoghi remoti. Questo però non funziona più perché i satelliti coprono quasi tutta la Terra. «Non importa dove si trovi il telescopio o quanto sia remoto il luogo, non si può più sfuggire al problema», aggiunge il ricercatore.
Le due aziende hanno depositato la richiesta di poter mettere in orbita questi satelliti presso la FCC, la Federal Communications Commission, l’autorità americana preposta a regolamentare le telecomunicazioni. Come è prassi, la FCC ha dato la possibilità alla popolazione di esprimere le proprie obiezioni. Così le tre associazioni di astronomi, Dark Sky International, A4E e la AAS, hanno presentato in marzo opposizione attraverso petizioni sostenute da esperti di tutto il mondo. La FCC potrà ora decidere se dar seguito a queste obiezioni oppure no.
Poca attenzione verso i temi ambientali
La FCC però è poco aperta ai temi ambientali. Negli anni Ottanta ha dichiarato ufficialmente di esentare le attività satellitari dalle valutazioni sull’impatto ambientale, posizione criticata nel 2022 da altre agenzie governative. Nel 2025 ha ribadito la propria linea, dicendo che, poiché i satelliti non si trovano sulla Terra, non rientrano nella sfera di competenza della normativa ambientale americana, la National Environmental Policy Act (NEPA), suscitando la reazione decisa dell’AAS. Rispetto agli anni Ottanta, la situazione è cambiata drasticamente: oltre al numero di satelliti presenti nello spazio, bisogna considerare anche che i lanci delle navicelle, un tempo sporadici, sono ora molto più frequenti, con diverse partenze a settimana.
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Non è solo una questione di visibilità. Questi satelliti sono progettati per durare solo pochi anni, cinque nel caso di Starlink, per poi diventare detriti spaziali. «Non sappiamo ancora esattamente quale sarà l’impatto di tutto questo materiale sulla chimica dell’alta atmosfera», avverte Rimmel. Ad esempio, potrebbero esserci conseguenze negative per lo strato di ozono, oltre ai rischi di caduta di detriti sul suolo. «Stiamo procedendo molto rapidamente nello sviluppo senza riflettere abbastanza su quali siano le possibili conseguenze negative. E queste conseguenze avranno un impatto su tutta la Terra, non soltanto sui Paesi che stanno lanciando i satelliti», conclude l’astronomo.









