Scienza e Tecnologia

Tempeste solari: quanto dobbiamo preoccuparci? 

La NASA ha rilevato di recente il più potente brillamento solare registrato negli ultimi anni. Con un esperto torniamo sul fenomeno per capire le ragioni di un evento eccezionale 

  • 2 ore fa
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  • IMAGO / NurPhoto
Di: red. giardino di Albert/Matteo Martelli  

Nelle scorse settimane il Sole è tornato a far parlare di sé: il Solar Dynamics Observatory della NASA ha registrato quattro brillamenti solari potentissimi, tutti di classe X – la più intensa e meno frequente. Fra gli eventi registrati, uno è considerato fra i più potenti degli ultimi undici anni. Il tutto in corrispondenza di una nuova macchia solare denominata AR 4366, di dimensioni almeno dieci volte superiori a quelle della Terra. Ma cosa sono esattamente questi fenomeni e dobbiamo davvero preoccuparci? Alessandra Bonzi ne ha parlato ad Alphaville con Renzo Ramelli, vicedirettore dell’Istituto Ricerche Solari Aldo e Cele Daccò (IRSOL).

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Tempeste solari: dobbiamo davvero preoccuparci?

Alphaville 12.02.2026, 11:45

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  • Alessandra Bonzi e Barbara Camplani

Come nascono i brillamenti

I brillamenti solari sono potentissime eruzioni di radiazione elettromagnetica che durano da pochi minuti a qualche ora. Avvengono nelle regioni elettromagnetiche più attive della stella, dove si osservano le cosiddette macchie solari. 

“Potremmo chiamarli dei flash localizzati di radiazione elettromagnetica, localizzati nelle cosiddette zone attive, dove si possono scorgere delle macchie scure sul Sole”, spiega Ramelli, che prosegue: “In queste zone c’è un intenso campo magnetico e quando questo è particolarmente complesso e aggrovigliato, può succedere un fenomeno che si chiama riconnessione magnetica. Il campo magnetico cambia improvvisamente di forma e configurazione, liberando parecchia energia e accelerando le particelle cariche presenti sul Sole”.

Durante questi eventi viene spesso emessa materia che viene spinta nello spazio circostante. Quando questa emissione è diretta verso la Terra, possono esserci conseguenze importanti sul nostro pianeta.

Il viaggio verso la Terra

Le particelle cariche emesse durante i brillamenti viaggiano a velocità impressionanti, fino a decine di milioni di chilometri all’ora. Nonostante questa velocità, impiegano comunque da uno a tre giorni per raggiungere la Terra, che dista circa 150 milioni di chilometri dal Sole.

“Quando queste particelle arrivano, deformano il campo magnetico terrestre provocando tutta una serie di fenomeni”, ha precisato Ramelli. “Ci sono particelle che vengono accelerate soprattutto verso le zone polari e si possono per esempio scorgere le aurore boreali”.

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Il Sole nelle ultime 48 ore

RSI Info 19.02.2026, 12:44

  • NASA

Gli effetti sulla tecnologia moderna

I brillamenti che colpiscono l’atmosfera terrestre e possono perturbare le telecomunicazioni, soprattutto quelle che usano le onde corte. I disturbi magnetici sulla Terra generano correnti indotte nel terreno. Questo provoca problemi alla rete elettrica, disturbi al segnale GPS e altre interferenze tecnologiche.

“Già in passato ci sono stati blackout che hanno interessato soprattutto le zone in prossimità delle zone polari”, ricorda Ramelli. “Per esempio c’era stato un blackout importante in Quebec nel 1989”.

La Svizzera gode comunque di una certa protezione naturale grazie alla sua posizione geografica. “Le tempeste solari sono costituite soprattutto di cariche elettriche. La fisica ci insegna che queste cariche elettriche, quindi elettroni o protoni, seguono le linee del campo magnetico e vengono convogliate soprattutto verso i poli magnetici terrestri”, spiega l’esperto dell’IRSOL.

Il ciclo solare al suo picco massimo

I brillamenti fanno parte di un ciclo solare più ampio che dura undici anni. “Adesso siamo in un periodo vicino al massimo di attività”, sottolinea l’esperto, spiegando l’intensa attività dell’ultimo periodo. “Il picco è stato rilevato attorno all’autunno del 2024 e attualmente siamo in una fase calante”.

Alla Specola Solare di Locarno si effettuano osservazioni quotidiane che consentono di monitorare i gruppi di macchie solari. “Le macchie sono un po’ meno numerose, però in questa fase calante si osservano ancora dei gruppi particolarmente complessi, come quelli che abbiamo potuto scorgere nei giorni scorsi”, ha aggiunto.

Il ciclo solare raggiungerà il minimo attorno al 2030-2031, quando le macchie scompariranno quasi completamente. Poi l’attività ricomincerà a crescere e attorno al 2035 ci sarà un nuovo massimo.

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Aurore boreali

Il giardino di Albert 07.01.2024, 18:10

Niente panico, ma vigilanza

Nonostante la portata eccezionale del recente brillamento, Ramelli rassicura: “Quello di inizio febbraio non è stato orientato particolarmente verso la Terra, quindi non ci ha colpito in maniera significativa”.

Tuttavia, il rischio di un evento estremo esiste. L’evento più famoso è quello di Carrington del 1859. Se arrivasse un giorno un evento del genere potrebbe provocare parecchi danni, soprattutto a tutta la tecnologia moderna, con danni stimati sicuramente in parecchi miliardi di franchi. A titolo di paragone, la macchia solare responsabile dell’Evento di Carrington era grande più del doppio rispetto a AR 4366.

La sonda spaziale Solar Orbiter fornisce immagini del Sole e osserva anche il suo lato più lontano, che non possiamo vedere dalla Terra

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  • ESA

Nel frattempo, L’IRSOL di Locarno proseguirà con le sue osservazioni quotidiane con strumentazione specifica per misure di spettropolarimetria, che permettono di osservare i cambiamenti del campo magnetico. L’istituto partecipa a un programma finanziato dal Fondo Nazionale Svizzero, in collaborazione con la missione spaziale Solar Orbiter e il suo strumento Stix, sviluppato dalla Svizzera per misurare i raggi X dei brillamenti.

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