Di terre rare si parla sempre più spesso perché sono componenti indispensabili di molte tecnologie moderne, dai telefonini ai motori elettrici. Ma una volta usati, alcuni di questi metalli potrebbero trasformarsi in un problema ambientale. È quanto emerge da un lavoro di ricercatori dell’Istituto federale Eawag, che nei fiumi del canton Zurigo hanno individuato concentrazioni molto elevate di gadolinio, una terra rara impiegata in medicina ma con una sorpresa non da poco.
“Le terre rare, dice Ralf Kägi, dell’Eawag, hanno una certa diffusione in natura, sono presenti nell’acqua, nell’ambiente, ma qui abbiamo trovato forti concentrazioni di gadolinio, decisamente molto di più di quanto ci si potrebbe aspettare nel contesto naturale.”
Valori cento volte più alti: ricostruita la provenienza
Le misurazioni hanno mostrato concentrazioni fino a 100 volte più alte di quanto ci si attendeva. I ricercatori ne hanno ricostruito l’origine e il percorso: il gadolinio viene utilizzato in medicina per la risonanza magnetica, perché è integrato nel liquido di contrasto somministrato ai pazienti. Dopo l’esame, questo gadolinio finisce nelle acque reflue attraverso l’urina.
A quel punto entra in gioco un passaggio decisivo: gli impianti di trattamento delle acque, però, non riescono a intercettarlo, nemmeno strutture avanzate come quelle legate alla ricerca dell’Eawag. “È un problema del gadolinio - spiega ancora lo scienziato - così come utilizzato dall’uomo. Viene infatti inserito in un involucro organico speciale che gli permette di passare nel corpo senza restare attaccato da nessuna parte. È un grande vantaggio per l’esame medico perché il gadolinio così transita e viene espulso con l’urina, ma è uno svantaggio per i depuratori perché scivola via anche negli impianti di trattamento e così finisce nelle acque.”
Secondo Kägi, i dati raccolti nel canton Zurigo potrebbero essere rappresentativi anche per altre realtà svizzere, rappresenterebbero un’indicazione che sposta la questione da fenomeno locale a possibile tendenza più ampia, legata ai comportamenti e ai flussi sanitari. Che cosa comporti, dal punto di vista biologico, questa presenza anomala di gadolinio nelle acque superficiali è ancora materia di studio. Per i ricercatori è troppo presto per stabilire nel dettaglio gli effetti sugli organismi acquatici. “Gli elementi che abbiamo non bastano ancora per valutare in modo definitivo le conseguenze negative, chiosa. Ma i dati finora a disposizione indicano che queste concentrazioni in alcune acque superficiali potrebbero danneggiare singoli organismi.”
Recuperare quel gadolinio dai corsi d’acqua sarebbe troppo complicato e non redditizio ma si potrebbe invece evitare che vi finisca. “Sappiamo che i liquidi di contrasto per la risonanza magnetica vengono espulsi dal corpo entro 24 ore. Durante quella fase si potrebbe raccogliere l’urina dei pazienti in sacche speciali che la trasformano in un granulato facilmente smaltibile nei rifiuti e quindi negli inceneritori.” L’Eawag ha avviato ora un progetto pilota con un ospedale cantonale per verificare l’efficacia concreta di questa misura. Un test che potrebbe aprire la strada a nuove pratiche ospedaliere e, più in generale, a una gestione più attenta di ciò che oggi consideriamo “residuo” ma che, domani, potrebbe diventare una priorità ambientale.

Le terre rare di Sardegna
Telegiornale 04.02.2026, 20:00










