Rogo Crans-Montana

“Bisogna che i politici siano intransigenti e che i responsabili siano puniti”

L’intervista ai genitori di due ragazze rimaste ustionate nel bar “Constellation” e ricoverate in ospedale - Hanno scelto di raccontare il loro calvario, che tocca molte altre famiglie

  • Ieri, 20:36
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La testimonianza di due genitori dei feriti

Telegiornale 11.01.2026, 20:00

Di: RTS - Telegiornale - Valentina Cravero / M. Ang. 

Decine di ragazzi rimasti feriti nell’incendio del bar a Crans-Montana sono ancora in ospedale, in condizioni più o meno gravi. Una coppia vallesana ha due dei suoi tre figli rimasti feriti nell’incendio, due ragazze. Questi genitori hanno scelto di raccontare ai colleghi di RTS il loro calvario. Un calvario che tocca molte altre famiglie.

Per Leila e Alain Micheloud il dolore é doppio. La loro figlia maggiore é in terapia intensiva a San Gallo. La sorella é in ospedale in Vallese. Entrambe sono rimaste gravemente ustionate la notte di capodanno nel bar Constellation. Ogni giorno questi genitori fanno la spola tra il loro villagio di Chalais, vicino a Sierre, e San Gallo, sperando di ricevere buone notizie.

Farah, 20 anni, sta iniziando a uscire dal coma. Una situazione straziante per i suoi genitori, che non sono i soli a vivere questa situazione. “Siamo in contatto con diverse mamme di amici delle nostre figlie”. “Erano in dieci al tavolo. Tutti sono stati toccati. Non c’é una sola famiglia che sia stata risparmiata”. “In Vallese tutti sono stati colpiti. Non c’é nessuno che non conosca qualcuno colpito o in qualche modo toccato da questo dramma”, spiegano.

Tutte le famiglie coinvolte stanno vivendo un’ondata di solidarietà di rara portata. I Micheloud hanno ricevuto migliaia di messaggi sui social network, bigliettini: “Condividiamo il nostro dolore, cerchiamo di fare come possiamo, cerchiamo di rimanere a galla. E quando ci arrivano messaggi positivi è come se ci tirassero fuori dall’acqua. Per cui non smettete di chiamarci, di mandarci messaggi, di scriverci e di aiutarci, perché siamo a terra. Ed é dura. Non sono la sola, vorrei che il messaggio fosse chiaro. Non parlo solo per me, parlo per tutte le mamme, per tutti i papà, per tutte le famiglie toccate”, dice Leila Micheloud.

Un piccolo sollievo per questa famiglia è che la loro altra figlia, Meissa, di 18 anni, è appena stata trasportata in aereo dal Vallese. I medici pensano che sia meglio per lei stare in una stanza vicino alla sorella. Meissa ha ustioni di terzo grado sul braccio e sulla schiena: le cure sono lunghe. Leila e Alain Micheloud sono stati rincuorati dalla reazione dei loro datori di lavoro. “Ho ricevuto il mio piano di lavoro mensile, come al solito, e sono stata cancellata per tutto il mese di gennaio. Hanno capito che avevo bisogno di tempo per le mie bambine. Per la mia famiglia”, dice Laila. “Io monto cucine per la Fust. Ho ricevuto messaggi dai miei superiori in cui mi hanno proposto diverse alternative per poter rimanere a San Gallo. Sono molto molto contento della reazione della mia azienda”, dice Alain.

La coppia ha un appuntamento con il loro avvocato e spera che un giorno i colpevoli vengano identificati. “Ci hanno fatto del male, hanno fatto del male ai nostri figli. Pagheranno, pagheranno”, dice Alain. “Non provo odio ma dobbiamo avere giustizia. La giustizia deve fare il suo corso. Bisogna che i politici siano intransigenti e che i responsabili siano puniti”, dice Leila Micheloud.

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