“La Svizzera dispone di scorte obbligatorie di beni essenziali, in particolare di prodotti petroliferi. Queste scorte, di proprietà delle aziende, sono sufficienti per circa 4 mesi e mezzo per quanto riguarda benzina, gasolio e olio da riscaldamento, e per 3 mesi per il carburante per aerei”. Intervistato dal Telegiornale, il delegato all’Approvvigionamento economico del Paese, Roland Pfister, quantifica in questi termini l’autonomia fossile elvetica. In questi giorni il prezzo dei carburanti sta salendo ovunque a causa della guerra in Medio Oriente e del blocco iraniano allo Stretto di Hormuz.
Alcuni Paesi hanno sbloccato le riserve per far scendere i prezzi. La Svizzera non l’ha fatto. Perché?
“Il suo riferimento è all’iniziativa volontaria dei Paesi membri dell’Agenzia internazionale per l’energia. L’approvvigionamento della Svizzera è attualmente garantito e l’appello dell’AIE è un’iniziativa volontaria. In questo caso, il Consiglio federale non dispone delle basi legali per sbloccare le nostre scorte obbligatorie. D’altra parte, se l’AIE lo ordinasse, il Consiglio federale potrebbe sbloccare le scorte, anche nel caso in cui in Svizzera non vi fosse una situazione di carenza”.
Il suo ruolo prevede un intervento in questo momento?
“Come delegato per l’approvvigionamento economico del Paese, mi concentro su situazioni di grave carenza imminenti o in corso, che l’economia non è in grado di affrontare da sola. Le fluttuazioni dei prezzi non sono quindi di per sé un motivo di intervento. Le scorte obbligatorie in Svizzera non possono essere utilizzate per questo scopo. Forti variazioni dei prezzi possono però essere un indicatore di una situazione di carenza”.
Ma come vengono monitorati i prezzi? Per esempio, nel caso del barile di petrolio qual è il tetto che la porterebbe a dire: ‘L’indicatore è davvero alto e dobbiamo intervenire’?
“L’indicatore principale non è il prezzo, ma l’approvvigionamento. Un prezzo elevato comporterebbe anche un calo dei consumi. Non ho una cifra precisa da fornirvi. Il nostro indicatore è, in sostanza, se siamo in grado di rifornire il Paese di queste materie prime o beni essenziali, oppure no”.
C’è qualche settore nel quale la situazione è più critica?
“Un ambito che stiamo esaminando con molta attenzione e che monitoriamo è quello del gas, quest’estate dobbiamo provvedere allo stoccaggio delle riserve per l’inverno 2026/2027, cosa che, naturalmente, nella situazione attuale risulta piuttosto difficile. E stiamo lavorando per risolvere questo problema”.
Così i Paesi europei cercano di “scontare” il carburante
A Manila i lavoratori dei trasporti sono scesi in piazza venerdì per il secondo giorno di fila, per loro il prezzo del carburante alle stelle è una catastrofe e nelle Filippine è stato proclamato lo stato d’emergenza energetica. Ma il caro benzina dovuto al blocco dello stretto di Hormuz e alla guerra in Iran non preoccupa solo l’Asia e sempre più Paesi europei stanno intervenendo. In Polonia per esempio due giorni fa si è raggiunto il record assoluto alla pompa di benzina, tanto che 24 ore dopo il premier Donald Tusk ha annunciato un pacchetto di emergenza: tra le altre cose l’IVA sul carburante scenderà dal 23 all’8%, che si tradurrà in un risparmio di circa 25 centesimi di franco al litro.
La Polonia è solo l’ultimo paese europeo a intervenire. Giovedì mattina era toccato alla Germania, dove d’ora in poi i distributori potranno aumentare i prezzi solo una volta al giorno, alle 12. La ministra dell’economia ha inoltre detto di essere pronta a valutare deduzioni fiscali. Mercoledì, invece, in Austria il Parlamento ha votato un pacchetto di sgravi che dovrebbe tradursi in un risparmio per gli automobilisti di circa 10 centesimi di euro al litro. Anche l’Italia ha introdotto un taglio temporaneo delle accise, e la Spagna ha approvato una maxi misura da 5 miliardi di euro per contenere le conseguenze economiche della guerra . Più cauto invece l’approccio della Francia, con il governo che venerdì sera ha annunciato un piano di aiuti di quasi 70 milioni di euro, mirato e limitato al mese di aprile, per i settori più colpiti dall’impennata dei prezzi dei carburanti: la pesca, l’agricoltura e i trasporti.

Sempre più governi UE intervengono contro il caro benzina
Telegiornale 27.03.2026, 20:00





