Trovare 31 miliardi di franchi da investire nella difesa nazionale sull’arco di 10 anni dal 2028: questo l’obiettivo del capo del DDPS Martin Pfister. Il Consiglio federale aveva proposto una modalità di finanziamento, attraverso un aumento dell’IVA di 0,8 punti percentuali, anch’esso di durata decennale, i cui proventi confluirebbero in un fondo destinato a finanziare l’armamento. La procedura di consultazione si è conclusa venerdì e le prese di posizione sono complessivamente negative: di tutti i partiti, solo il Centro (quello del consigliere federale responsabile del dossier) si dice favorevole senza riserve.

Il consigliere federale Martin Pfister
La sicurezza è un bene pubblico di cui beneficiano indistintamente tutti gli abitanti del Paese. Ciò giustifica il fatto che tutte le economie domestiche contribuiscano solidalmente al finanziamento della sicurezza, scrive la formazione presieduta da Philipp Matthias Bregy. Il PLR condivide l’analisi di un peggioramento della situazione di sicurezza, ma rifiuta un aumento dell’imposta sul valore aggiunto, che peserebbe sulle tasche dei cittadini. Per socialisti e Verdi, si tratta invece di troppi soldi: spendere ancora di più per il riarmo è “sbagliato e antisociale”, considerando che il budget dell’esercito è già salito negli ultimi anni da 5 a 6 miliardi di franchi.
Di “pacchetto sbilanciato” parlano i Verdi liberali, che mettono il dito nella piaga sottolineando come “non sia in grado di ottenere la maggioranza” in Parlamento e anche (forse soprattutto) in sede popolare, visto che un incremento dell’IVA passerebbe per le urne.
L’UDC non ha preso posizione ufficialmente fino a venerdì, ma aveva già detto la sua a fine gennaio, bocciando l’aumento dell’IVA e ricordando come i ritocchi di imposta temporanea finiscano spesso in Svizzera con il diventare definitivi.
“Armati o senza debiti”
Il consigliere nazionale democentrista Jakob Stark ha formulato ai microfoni di SRF una frase provocatoria: “Dobbiamo decidere se arrivare a una possibile guerra armati o senza debiti”. Un’apertura potenzialmente esplosiva a spese senza controfinanziamento. Anche a destra, insomma, si riflette se si possano in questo caso fare eccezioni al freno all’indebitamento, eccezioni possibili se si dovesse considerare l’esistenza di una minaccia straordinaria e imprevedibile, come fu il caso durante la pandemia.
Anche questa soluzione, tuttavia, non sembra fare l’unanimità, nemmeno nel cambo borghese. Il consigliere nazionale ticinese del PLR Alex Farinelli è per esempio scettico: “Penso che sia una conclusione prematura. In questo momento semplicemente la maggioranza dei partiti dice che non siamo disposti ad aumentare l’IVA, ma sono sicuro che ci sono altre strade da percorrere”, ha dichiarato.
Quali? Ancora tutto da vedere: “Siamo in una fase caotica, si cerca di capire dove è possibile trovare una maggioranza”, ha riassunto il deputato del Centro Reto Nause. Con l’inizio della sessione estiva delle Camere ci saranno occasioni per primi incontri a porte chiuse, ma secondo Farinelli gli orientamenti verranno definiti dopo l’estate in vista della sessione autunnale.










