Garantire solo l’aiuto d’urgenza ai richiedenti l’asilo non è sufficiente, secondo il parere giuridico del Centro svizzero di competenza per i diritti umani (CSDU), per il quale la proposta avanzata dal Nazionale è “altamente problematica sia sul piano del diritto internazionale che su quello costituzionale” poiché collocherebbe la Svizzera al di fuori diritto europeo.
In proposito la Camera bassa aveva stabilito in giugno, con 118 voti contro 62, che i candidati all’asilo ottenessero prestazioni d’urgenza, sia nel corso della procedura che dopo l’eventuale decisione di rinvio. Da parte sua la commissione istituzioni politiche degli Stati è dell’opinione di assicurare l’aiuto d’urgenza ai richiedenti renitenti o respinti e di concedere l’aiuto sociale ridotto a tutti gli altri ma su questo punto deve ancora pronunciarsi il plenum dei senatori.
La perizia stilata su mandato della Commissione federale della migrazione evidenzia la necessità di distinguere la procedura d’asilo da quella d’allontanamento, con conseguenti trattamenti differenziati delle persone coinvolte.
Del resto, viene sottolineato, Berna è vincolata dalla direttiva sul rimpatrio secondo cui i soggetti in fase di rimpatrio devono beneficiare almeno del minimo vitale e i richiedenti in attesa di decisione di prestazioni superiori. Vanno inoltre considerate esigenze particolari di soggetti non appartenenti in prima istanza alla categoria delle persone considerate vulnerabili.
Un ruolo lo riveste anche il fattore tempo nel senso che una soluzione accettabile a breve termine, può comportare problemi di marginalizzazione e di salute in caso sul lungo periodo. In questo senso il rapporto consiglia prestazioni calibrate in funzione della durata della procedura.







