A Basilea Città alle votazioni di domenica, per la prima volta, deciderà in ogni caso una minoranza. In un cantone che grazie all’economia in espansione e soprattutto all’immigrazione conta ormai 210’000 abitanti, le persone senza diritto di voto - quindi stranieri e minorenni - superano ormai, con il 50,3%, gli aventi diritto.
Una novità a livello cantonale in Svizzera, ma anche un problema secondo la politologa basilese Eva Gschwind: “Escludere dalla democrazia sempre più persone erode la legittimità dell’intervento statale”, spiega ai microfoni di SRF -. A Governo e Parlamento mancano indicazioni su cosa vuole la popolazione.
Basilea Città, come detto è il primo, ma altri Cantoni potrebbero presto trovarsi nella stessa situazione. Cosa fare allora? Dare il diritto di voto agli stranieri? Sul piano cantonale lo hanno fatto finora Neuchâtel e Giura. Abbassare il limite di età a 16 anni? Lo fa ha fatto solo il Canton Glarona. Discussioni sono in corso anche a Basilea, che per ora si è limitato a ridurre i costi per la naturalizzazione.
Ma c’è anche chi propone vie alternative, come l’assemblea cittadina, un progetto lanciato una settimana fa a Basilea da attivisti e politologi. “Un modo per integrare nel processo politico le persone senza il passaporto svizzero oppure i giovani”, spiega la responsabile del progetto Claire Schärer. Persone estratte a sorte, chiamate a riunirsi, approfondire, discutere con esperti per poi formulare proposte alla politica. Una nuova forma di democrazia diretta estesa. Basilea ci prova, altri Cantoni potrebbero seguire.










