Personalità legate all'élite politica cinese avrebbero fatto ricorso a paradisi fiscali per nascondere all'estero parte dei loro patrimoni. UBS e Credit Suisse figurano fra gli operatori che li avrebbero aiutati nella costituzione di società "offshore". La rivelazione è stata citata mercoledì anche dai quotidiani elvetici "Tages Anzeiger" e "Le Matin".
Secondo i documenti ottenuti dall'ICIJ - il consorzio indipendente dei giornalisti d'inchiesta, che ha sede a Washington - sarebbero quasi 22'000 i clienti cinesi legati a queste società.
Fra le personalità coinvolte, ci sono anche membri dell'Assemblea nazionale popolare (il Parlamento di Pechino) e parenti dell'attuale presidente Xi Jinping e dell'ex premier Wen Jiabao.
Credit Suisse avrebbe fornito la sua supervisione, nel 2006, alla creazione di una società che apparterrebbe ad un figlio di Wen Jiabao.
Quest'ultimo, in una lettera pubblicata a Hong Kong alcuni giorni fa, ha invocato la sua "innocenza" dopo le informazioni diffuse lo scorso anno sul patrimonio della sua famiglia, difendendosi dalle accuse di malversazioni.
Red.MM/ARi
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