La Svizzera guarda sempre più da vicino alla sorveglianza elettronica attiva per gli autori di violenza domestica. Un tema tornato d’attualità anche in Ticino dopo l’arresto, comunicato giovedì da polizia cantonale e Ministero pubblico, di un cittadino eritreo residente nel Bellinzonese accusato di comportamenti violenti nei confronti dell’ex moglie, tra lesioni e minacce, nonostante un divieto di avvicinamento.
L’Associazione Electronic Monitoring, che riunisce quasi tutti i cantoni svizzeri, punta ora a introdurre entro il 2027 sistemi di controllo in tempo reale degli autori di violenza domestica. Una svolta rispetto alla sorveglianza “passiva” attualmente in uso nella maggior parte dei cantoni, che permette verifiche soltanto in differita.
Nel sistema attivo, il GPS monitora simultaneamente gli spostamenti della vittima e del potenziale aggressore. Nei progetti più avanzati, anche la vittima indossa un dispositivo elettronico, così da permettere un intervento immediato in caso di avvicinamento oltre i limiti stabiliti.
Il Ticino guarda ai progetti pilota
“Il Ticino, come tutti gli altri cantoni, guarda con molto interesse i test che verranno fatti dagli altri cantoni”, ha spiegato a SEIDISERA Frida Andreotti, direttrice della Divisione cantonale della giustizia. L’obiettivo è valutare “l’effettiva fattibilità”, anche dal punto di vista delle risorse tecniche necessarie.
Il Ticino, ha ricordato Andreotti, è stato tra i pionieri della sorveglianza elettronica passiva, introdotta già nel 1999. Ora però il Cantone si sta muovendo per aderire all’associazione intercantonale, anche in vista di una futura centrale nazionale d’allarme. “La questione diventa molto interessante anche per il nostro Cantone”, ha affermato.
Secondo Andreotti, il Ticino non sarebbe in ritardo rispetto agli altri cantoni: “Saremo pronti per quando poi sarà possibile implementare la sorveglianza attiva”. Ha però sottolineato che il braccialetto elettronico rappresenta soltanto “una delle tante misure che permettono di tutelare le vittime”.
Dal 2022, in Ticino, le vittime di stalking possono chiedere al giudice che l’autore venga dotato di un dispositivo elettronico. Una misura utilizzata finora solo quattro volte. “È verosimile” che i numeri aumentino con sistemi di controllo più attivi, ha osservato Andreotti, aggiungendo però che saranno i progetti pilota a permettere di valutarne l’efficacia reale.
L’esperienza del canton Zurigo
Uno dei primi test in Svizzera si è concluso a fine 2024 nel canton Zurigo. Secondo Michael Bühl, dell’Ufficio esecuzione delle pene, il progetto pilota ha dimostrato che “il sistema funziona dal punto di vista tecnico”. Durante l’anno di prova sono stati registrati undici avvicinamenti oltre la soglia consentita.
Bühl ha però sottolineato che una reazione rapida richiede “una collaborazione tra i cantoni” e, idealmente, “un servizio centralizzato plurilingue”.










