La Svizzera ha deciso di sospendere i negoziati su un accordo di libero scambio con la Russia, che comprende anche Bielorussia e Kazakistan, in reazione alle azioni di Mosca in Crimea. La misura è stata presa in accordo con Norvegia, Islanda e Liechtenstein, gli altri membri dell'Associazione europea di libero scambio (AELS), ha spiegato il consigliere federale Johann Schneider-Ammann alla radio svizzero tedesca SRF.
“Alla luce dell'insicurezza della situazione non si può fare come se nulla fosse successo” ha affermato Schneider-Ammann, secondo il quale gli accordi di libero scambio e l'accesso al mercato russo sono importanti, ma non vanno perseguiti a qualsiasi prezzo.
Per il consigliere federale la mossa elvetica "è un segnale, un segnale formale, un segnale che siamo preoccupati degli sviluppi" in atto. Intanto però il governo non ha ancora deciso se allinearsi con le sanzioni adottate da Unione europea e Stati Uniti. «Il Consiglio federale si occuperà sicuramente di possibili sanzioni nelle prossime settimane», si limita a osservare Schneider-Ammann.
ATS/sf
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Lo studio sull'accordo di libero scambio
Lo studio di fattibilità sull’accordo di libero scambio effettuato all’inizio dei negoziati, nel 2009, evidenziava una costante crescita del commercio tra i paesi dell’Associazione europea di libero scambio (AELS) e la Russia, su cui si concentrava l’analisi. Per quanto riguarda gli scambi commerciali, si sottolineava una complementarietà tra le esportazioni russe, principalmente materie prime e prodotti lavorati semplici, e quelle dei paesi AELS, concentrate su prodotti industriali e medici di punta. A livello di servizi, la Svizzera figura tra i dieci maggiori partner della Russia e lo studio metteva l’accento sulla possibilità di un’espansione del settore. Gli investimenti, infine, rappresentavano un campo debole ma in forte espansione. La conclusione dell’analisi era che un eventuale accordo di libero scambio avrebbe favorito lo sviluppo economico a vantaggio di tutte le parti coinvolte.





