ANALISI

Board of Peace, ecco perché la Svizzera è “osservatrice”

Si tratta di una scelta attentissima, frutto del tradizionale compromesso elvetico

  • 54 minuti fa
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Donald Trump interviene dopo la firma della carta del Consiglio di pace durante il Forum economico mondiale di Davos

Donald Trump interviene dopo la firma della carta del Consiglio di pace durante il Forum economico mondiale di Davos

  • Keystone
Di: SEIDISERA-Anna Valenti / M. Ang. 

Alla seduta inaugurale del Board of Peace, l’organizzazione internazionale per la pace voluta e presieduta dal presidente statunitense Donald Trump, c’è anche la Svizzera ma - per ora - solo in qualità di osservatrice. L’ufficializzazione di questa posizione da parte del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) è giunta nelle scorse ore. Si tratta di una scelta attentissima, frutto del tradizionale compromesso elvetico.

A Washington la Confederazione manda due figure di alto profilo: Monika Schmutz Kirgöz, a capo della Divisione Medio Oriente e Nordafrica del DFAE, e Ralf Heckner, ambasciatore negli Stati Uniti. La scelta è coerente con la motivazione ufficiale della partecipazione da osservatore: seguire da vicino il dossier Gaza, sostenere il piano di pace elaborato dagli Stati Uniti e la risoluzione ONU che lo inquadra. Inviare due alti funzionari significa sottolineare il ruolo che la Svizzera ambisce a svolgere come mediatrice e facilitatrice.

La conferma ufficiale della presenza della Svizzera al Board of Peace come osservatrice è arrivata solo giovedì mattina. Tuttavia Trump aveva invitato la Svizzera a farne parte a gennaio, durante il World Economic Forum (WEF) di Davos. L’invito ha creato un certo imbarazzo nel Consiglio federale, che ha preso tempo malgrado il chiaro scetticismo sul progetto, per la sua natura poco chiara.

Dobbiamo ricordare che è ancora aperta la spinosa questione dei dazi, la Svizzera sta cercando di chiudere un accordo vincolante con gli Stati Uniti che fissi i dazi al 15%. Il Consiglio federale vuole evitare in ogni modo di irritare Trump e rifiutare o criticare pubblicamente il Board of Peace significherebbe entrare in rotta di collisione con l’amministrazione statunitense.

La soluzione trovata è un delicato gioco di equilibrio ben calibrato: essere nella stanza per avere accesso ai dossier sulla ricostruzione di Gaza, mantenere il dialogo con gli Stati Uniti, mettere in evidenza le capacità diplomatiche e mediatrici della Svizzera anche su altri dossier, restando però osservatori. Quindi senza impegni politici o finanziari che la includano in un progetto che, ad oggi, sembra voler soppiantare l’ONU. Per un Paese come la Svizzera, che ha fondato la sua identità su multilateralismo e diritto internazionale, aderire pienamente sarebbe contraddittorio.

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Scetticismo sul Board of Peace

Telegiornale 23.01.2026, 12:30

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