La cooperazione internazionale svizzera riceverà un nuovo orientamento a partire dal 2029, che il Consiglio federale ha approvato nella sua seduta di mercoledì. Le competenze saranno meglio definite fra Dipartimento federale degli affari esteri e Dipartimento federale dell’economia, che continueranno a condividere la responsabilità, secondo il principio di “un Paese, un ufficio”. Il primo - attraverso la DSC, la Direzione per lo sviluppo e la cooperazione - si concentrerà sui Paesi a basso reddito in Africa e in alcune regioni dell’Asia. Il secondo, invece, tramite la SECO (Segreteria di Stato dell’economia) focalizzerà i propri interventi su quelli a reddito medio per contribuire a creare condizioni quadro favorevoli agli investimenti e al commercio. Guarderà quindi all’UE, ai Balcani occidentali e ad alcuni Stati asiatici. È previsto invece un ritiro della cooperazione allo sviluppo dall’America latina.
Il budget di 2,4 miliardi di franchi annui rimarrà sostanzialmente invariato - dal 2027 sono previsti tagli per 20 milioni l’anno circa - ma verrà ripartito in maniera differente. L’aiuto umanitario verrà rafforzato, vedendo la sua quota passare dal 26 al 40%. Il Governo prende così atto del fatto che dal 2020 al 2025 ha chiesto 13 crediti aggiuntivi in questo ambito.
Grazie ad una maggiore efficienza e coerenza, fino al 2030 l’Esecutivo ritiene così di risparmiare 113 milioni di franchi in tutto. Non sarà indolore per il personale, che sarà ridotto di circa 100 unità. Per due terzi si tratterà di dipendenti locali nelle sedi estere, mentre per il terzo rimanente di collaboratrici e collaboratori della Confederazione.
Notiziario 14.00 del 24.06.2027








