Svizzera

Crans-Montana, le fatture riaprono lo scontro con Roma

Dopo le tensioni sull’inchiesta, Italia e Svizzera sono divise sui costi delle cure prestate alle vittime italiane. Berna richiama le regole internazionali, Roma chiede una gestione politica del caso

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Crans Montana: chi deve pagare?

Telegiornale 27.04.2026, 20:00

Di: Telegiornale/sdr 

Le fatture per le cure prestate in Svizzera alle vittime italiane della tragedia di Crans-Montana hanno riacceso le tensioni tra Roma e Berna. Dopo le prime frizioni legate all’inchiesta giudiziaria, ora il confronto si sposta sui costi dei ricoveri negli ospedali svizzeri.
Le famiglie italiane non dovranno pagare nulla. Su questo punto le autorità svizzere sono state chiare. Resta però aperta la questione politica e amministrativa: chi dovrà sostenere, alla fine, quelle spese?

L’invio delle fatture accende la bufera

Il caso è esploso lunedì, quando tre famiglie italiane hanno ricevuto le fatture relative ai ricoveri dei loro figli in Svizzera. Gli importi oscillano tra 17’000 e 68’000 franchi.
Sui documenti era indicato che le fatture non dovevano essere pagate. Si trattava di copie contabili, una prassi ordinaria nel sistema sanitario svizzero. In Italia, però, dove il paziente non viene normalmente informato dei costi sostenuti dalla sanità pubblica, l’invio ha avuto un impatto diverso. La polemica è stata immediata. La premier Giorgia Meloni ha parlato di “insulto” e di “beffa”, attribuendo l’episodio a una burocrazia disumana. Da quel momento il caso è diventato diplomatico.

Il nodo dei rimborsi

Venerdì il presidente del Canton Vallese Matthias Reinhard ha incontrato l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Coronado. È stato confermato che le famiglie non pagheranno nulla. Ma le cure hanno comunque un costo. Secondo il meccanismo previsto, l’ospedale viene rimborsato dalla LAMal.

In seguito, sulla base degli accordi internazionali, la parte svizzera può chiedere il rimborso all’Ente competente del Paese di residenza dei pazienti, cioè il Ministero italiano della Salute. È su questo punto che Roma ha reagito duramente. L’ambasciatore italiano ha escluso che l’Italia possa pagare. Meloni ha definito la richiesta “ignobile” e ha auspicato che la notizia fosse infondata.
Sabato, però, Berna ha confermato la procedura. Doris Bianchi, direttrice dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali, ha spiegato che i costi delle cure spettano al Paese di residenza. Ha aggiunto che lo stesso principio vale anche al contrario: se cittadini svizzeri vengono curati in Italia, Roma può chiedere il rimborso alla Svizzera.

A Berna le posizioni non sono univoche

La vicenda è ormai politica. Il Consiglio federale sarebbe stato informato dell’escalation con Roma attraverso canali ufficiali. Nei prossimi giorni il presidente della Confederazione Guy Parmelin potrebbe incontrare rappresentanti del governo italiano. Una possibile occasione è il viaggio a Roma del 5 e 6 maggio, quando lo stesso Parmelin sarà in Vaticano per il giuramento delle Guardie svizzere.

A Berna le posizioni non sono univoche. Alcuni parlamentari ritengono che il governo federale avrebbe dovuto muoversi prima, cercando un dialogo politico con Roma e impedendo che il caso restasse confinato alla gestione amministrativa delle fatture.
Secondo questa lettura, l’invio dei documenti alle famiglie è stato un errore di tatto, anche se formalmente corretto. La Svizzera avrebbe dovuto evitare un passaggio percepito in Italia come freddo e insensibile. Altri, soprattutto nell’UDC, difendono invece la linea seguita finora. Per loro Berna non deve cedere alle pressioni italiane. Le regole sono quelle previste dagli accordi con i Paesi europei. Se l’Italia rifiuta di pagare, sostengono, è Roma a sottrarsi agli obblighi, non la Svizzera.

Roma chiede dialogo a livello politico

L’Italia, dal canto suo, vuole che la questione sia affrontata a livello politico, non amministrativo. La controparte, per Roma, deve essere il Consiglio federale. Il governo italiano ha più volte rivendicato un ruolo di tutela delle vittime e delle loro famiglie. Ha usato toni duri verso la Svizzera, anche in occasione delle precedenti polemiche sull’inchiesta giudiziaria. Nuove critiche sono arrivate anche dalla Lombardia con l’assessore regionale alla Sanità Guido Bertolaso, che ha definito la vicenda delle fatture un errore grossolano della Svizzera ma ha indicato anche una possibile via d’uscita.

Bertolaso fa parte del consiglio della Fondazione svizzera presieduta da Doris Leuthard nata per raccogliere fondi pubblici e privati a favore delle vittime. A fine marzo le promesse di aiuto ammontavano a circa 24 milioni di franchi e, proprio secondo il politico lombardo, dentro quella cornice potrebbero essere cercate soluzioni comuni per coprire i costi contestati. Sul piano degli aiuti diretti, va detto che il Canton Vallese e la Confederazione hanno già preso decisioni a favore delle famiglie. Il Vallese ha previsto 10’000 franchi per famiglia mentre Berna ne ha stanziati 50’000.

Diverso è il tema delle fatture ospedaliere. Una parte della politica svizzera esclude che la Confederazione possa farsene carico al posto dell’Italia. Il timore è creare un precedente, allorché altri Stati potrebbero poi chiedere lo stesso trattamento. Una minoranza sostiene invece che, davanti a una tragedia come quella di Crans-Montana, un’eccezione sarebbe giustificata. Per questa linea, il gesto avrebbe un valore politico e umano superiore al rischio amministrativo.

Il rischio di nuove tensioni sull’asse Roma-Berna

Prevedere le prossime mosse del governo italiano è difficile. Di certo, la tensione è tornata alta dopo alcune settimane in cui la collaborazione giudiziaria tra la Procura di Sion e quella di Roma sembrava procedere senza particolari ostacoli. Ma ora a tal proposito si apre anche un altro fronte perché nei prossimi giorni l’Italia dovrebbe formalizzare la richiesta di partecipare al procedimento come parte civile, o meglio come accusatore privato secondo il diritto svizzero. La possibilità che uno Stato estero entri in un procedimento di questo tipo è limitata e complessa. Se la Procura vallesana dovesse respingere la richiesta italiana, le polemiche potrebbero riaccendersi.

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I collegamenti con Berna e Roma

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