Il Consiglio federale frena sulle possibilità di delocalizzare all’estero le procedure d’asilo e di effettuare allontanamenti in Paesi terzi. Si tratta di opzioni teoricamente praticabili, ma che implicano anche notevoli ostacoli giuridici e fattuali, argomenta il Governo oggi, mercoledì. Di qui la decisione di mantenere intatto il sistema attualmente in vigore, pur seguendo con attenzione gli sviluppi europei.
Vari Stati europei, negli scorsi anni, hanno discusso in merito alla possibilità di intraprendere le procedure d’asilo all’estero o trasferire i richiedenti l’asilo respinti in Stati terzi. Tuttavia, rileva l’Esecutivo in una nota diffusa, questi progetti non sono stati realizzati, oppure la loro attuazione si è rivelata inefficace. Fra gli esempi ci sono il modello italiano in Albania o quello del Regno Unito in Ruanda.
Il Governo, che si basa sugli esiti di uno studio esterno, sostiene che gli ostacoli concernono segnatamente la garanzia di standard in materia di Stato di diritto e diritti umani, gli elevati investimenti iniziali, nonché la stabilità a lungo termine e l’affidabilità dei potenziali Paesi partener. La Confederazione, inoltre, potrebbe divenire fortemente dipendente da uno di questi Paesi.
La delocalizzazione delle procedure d’asilo o dei centri di rimpatrio all’estero potrebbe, in determinati casi, sgravare il sistema d’asilo. Essa però, sottolinea il Consiglio federale, non potrebbe sostituire il sistema attuale, né dispenserebbe la Confederazione dal suo compito di proteggere i rifugiati o eseguire gli allontanamenti.
Ad ogni modo il Governo, qualora i modelli di delocalizzazione adottati dai partner dovessero risultare efficaci e rispettosi degli standard, valuterà se adottarli o svilupparne uno proprio. Intanto la Svizzera, ritiene il Consiglio federale, dispone di procedure d’asilo e di allontanamento efficienti, in grado di affrontare ampiamente i problemi connessi ai moti di fuga e alla migrazione irregolare.
Le conclusioni dell’Esecutivo sono in un rapporto approvato nella seduta odierna ed elaborato su incarico del Consiglio degli Stati.
RG 12.30 del 15.04.2026








