I droni sono la novità nelle nuove guerre. Anche la Svizzera si è messa a lavorare in questo settore e a differenza di altri sistemi d’arma moderni, il cui ritardo rispetto all’estero è enorme, le premesse per uno sviluppo indipendente e al passo coi tempi sembrano buone. L’esercito ha fatto in questi giorni il punto con i media.
Nell’autunno scorso sono stati formati venti militi per il pilotaggio con visore, sia per la ricognizione sia per l’attacco. L’impiego dei mezzi da ricognizione entrerà nella formazione base con la prossima scuola reclute estiva. Per quanto riguarda i droni d’attacco si è ancora in fase di sperimentazione.
In questo ambito si apre anche un altro capitolo perché non si parla solo di nuove armi, ma anche di nuove dottrine militari e di combinazioni di vecchia tecnologia, anche molto vecchia e nuova. L’Ucraina insegna. L’obiettivo è infine produrre droni svizzeri per, almeno in questo ambito, slegarsi dalle forniture estere piene di incognite.
Allora a che punto siamo? Le tempistiche sono rispettate? La RSI lo ha chiesto al divisionario Yves Gächter.
“Siamo messi sicuramente bene riguardo alle prime capacità con i droni da ricognizione, per i quali stiamo facendo un grande passo avanti. – spiega a SEIDISERA - Sono inoltre fiducioso che riusciremo a ottenere risultati nei tempi previsti anche nello sviluppo delle competenze, sia per la difesa contro i droni, sia nello sviluppo di quello che vuole essere un ecosistema che coinvolge l’industria e il mondo della ricerca in Svizzera. Successivamente sarà una questione di risorse da mettere a disposizione”.
Riguardo la difesa dai droni, dichiarata priorità per proteggere le infrastrutture sensibili, un primo sistema moderno è già arrivato e verrà impiegato al G7 di Evian. Il sistema intercetta mini-droni, disturbatori o d’attacco e li rispedisce al mittente.

La Svizzera e i droni da difesa
Telegiornale 18.05.2026, 20:00








