I principi sanciti dalla Corte di Strasburgo sul caso di un dipendente licenziato per l'uso privato della posta elettronica in ufficio si applicano anche in Svizzera. Il datore di lavoro rumeno non aveva avvertito il salariato delle misure di controllo applicate: "Questo vale anche per noi", conferma Riccardo Schumacher, avvocato specializzato in diritto del lavoro applicato a internet, "se non preannuncio una sorveglianza poi non posso sanzionare il dipendente".
La cosa più importante, secondo il legale, è che "patti chiari, amicizia lunga": per le aziende è facile, anche se non tutte lo fanno, dotarsi di un regolamento interno in cui precisare l'uso autorizzato della rete e predisporre le misure in caso di violazione". "L'antitesi fra gli interessi del dipendente a una libera espressione della sua personalità anche sul posto di lavoro e quello del datore nel vedere impiegata la risorsa al 100% a suo favore esiste, ma in generale è il secondo che prevale", precisa Schumacher, pur ammettendo che anche in senso opposto la sfera lavorativa invade sempre più spesso le ore consacrate alla vita privata.
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