Il Consiglio degli Stati ha rinunciato martedì ad una a modifica della legge sul diritto d’autore che, contrariamente a quanto raccomandava la sua commissione preparatoria, avrebbe costretto le piattaforme di comunicazione come Google o Facebook a indennizzare i giornalisti per il loro lavoro. Determinante per la decisione della Camera dei cantoni sono stati gli interventi come quello del liberale-radicale zurighese Ruedi Noser, che ha messo l’accento sulle difficoltà di una nuova norma di questo tipo nella definizione delle parti giornalistiche o meno dei collegamenti evidenziati dai diversi offerenti di servizi elettronici. In altre parole: i giganti dell’internet potrebbero facilmente ostacolare la ricerca degli articoli citati.
Dal canto suo l’Unione Europea ha adottato in aprile una serie di nuove regole sulla protezione del diritto d'autore nell'era digitale e gli Stati membri avranno due anni di tempo per adeguarsi.
Per il Consiglio degli Stati invece non è ancora il momento di introdurre questa riforma volta alla lotta contro la pirateria nella rete, ma la situazione va monitorata. Vogliamo darci del tempo per seguire il dossier con attenzione e studiare vantaggi e svantaggi della legislazione comunitaria, ha aggiunto la socialista vodese Géraldine Savary, convinta che il tempo darà ragione a chi s'impegna per un diritto di remunerazione in favore di chi crea contributi redazionali, così come per gli artisti o i fotografi. Ne parleremo fra l'altro anche nell'ambito del futuro dei media, ha aggiunto, seguendo il principio secondo il quale non sta né a Google né a Facebook decidere quali contenuti devono poter essere accessibili o no.
L’argomento torna al Consiglio nazionale.






