Svizzera

Guy Parmelin verso Washington per parlare di dazi

Da domani e fino al 9 luglio il presidente della Confederazione sarà in visita negli Stati Uniti, in Canada e in Messico - Il 24 luglio scadono i dazi abbassati al 10%

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Guy Parmelin in missione negli USA

Telegiornale 28.06.2026, 20:00

Di: Telegiornale - Saul Toppi / FCi 

Il presidente della Confederazione Guy Parmelin sarà in visita da domani fino al 9 luglio negli Stati Uniti, in Canada e in Messico. A essere centrale nel suo viaggio è la questione dei dazi. Il 24 luglio, infatti, scadono quelli al 10% temporaneamente abbassati dopo l’intervento della Corte Suprema.

Ciò che succederà dopo quella data non è chiaro. L’obiettivo di Parmelin, che incontrerà il rappresentante per il commercio statunitense a Washington, è quello di limitare i dazi sui prodotti svizzeri al 15% massimo fissato lo scorso novembre in una dichiarazione d’intenti.

Secondo il consigliere nazionale socialista Fabian Molina (PS/ZH), “Donald Trump ci ricatta con la sua politica doganale illegale. Quando si subisce un ricatto non bisogna cedere”. Mentre Stefan Brupbacher, direttore di Swissmem, si attende che “Parmelin ottenga il massimo per la piazza economica svizzera e per i lavoratori”.

Parmelin potrebbe rinunciare a raggiungere un accordo formale

Secondo il Tages-Anzeiger e la NZZ am Sonntag il consigliere federale potrebbe avere una proposta per velocizzare i tempi: accontentarsi della dichiarazione di intenti di novembre e rinunciare a raggiungere un accordo formale. Ciò permetterebbe di evitare il passaggio in parlamento e il rischio di un referendum.

Per Molina, però, si tratterebbe di una procedura inaccettabile: “In questo modo si aggirano il parlamento e il popolo, e non vi è alcuna certezza giuridica nelle relazioni economiche con gli Stati Uniti”. Brupbacher è invece meno rigido al riguardo: “Se gli americani accettano un’intesa o una convenzione anche al di sotto di un accordo formale, per l’industria può andare bene. Ma la certezza del diritto, la massima certezza del diritto possibile, deve essere garantita”. 

La situazione resta complicata e non è dato sapere se Washington avrà altre pretese nei confronti della Svizzera o se punterà su aliquote ancora più alte. Per il direttore della Camera di commercio Svizzera-Stati Uniti Rahul Sahgal “non è necessariamente realistico pensare che lunedì potremo firmare qualcosa. Quello che ritengo più probabile è che riceviamo una garanzia della situazione attuale e di cosa dovremmo fare. E se la situazione andrà nella buona direzione, allora ci attesteremo su quel 15% massimo”.

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