Svizzera

Italia-Svizzera, tensioni diplomatiche sul caso Crans-Montana

Roma chiede un’inchiesta congiunta e trattiene l’ambasciatore, Berna ribadisce l’indipendenza della giustizia vallesana - L’edizione speciale del Telegiornale

  • Un'ora fa
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Crans: scontro Italia-Svizzera

Telegiornale 27.01.2026, 20:00

Di: Telegiornale / AC 

È uno scontro diplomatico acceso, quello tra Italia e Svizzera. In Italia gli attacchi mirati contro la giustizia vallesana e alla Svizzera aumentano. Da Palazzo Chigi, una lettera firmata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito che l’ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, tornerà a Berna solo dopo la costituzione di una “squadra investigativa comune” per far luce sul dramma di Capodanno avvenuto a Crans-Montana. Si tratta del secondo atto di una storia iniziata il 24 gennaio, con un precedente comunicato nel quale il Governo si indignava per la scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti.  

La politica italiana ha dunque già avviato le proprie indagini, mentre martedì il Dipartimento federale degli affari esteri ha ribadito che il dossier è di competenza della giustizia vallesana e che uno dei principi fondamentali della nostra democrazia è la separazione dei poteri. Per il momento, dunque, i toni elvetici rimangono bassi. “Il Consiglio federale ribadisce solamente che tutti vogliono ‘chiarire fatti e responsabilità e che i responsabili vengano puniti’, ma poi rimanda ai canali ufficiali della giustizia. L’Italia, questi canali, li ha già attivati per collaborare all’indagine e ha già depositato una richiesta ufficiale al Dipartimento federale competente che l’ha poi trasmessa alla giustizia vallesana, la quale risponderà entro venerdì. La questione è spinosa e un no dalla procura vallesana potrebbe essere recepito come un vero e proprio affronto. Ci troviamo insomma di fronte a una crisi politica che potrebbe avere degli strascichi pesanti nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi”, interviene Daniele Papacella allo speciale del Telegiornale.

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In diretta da Berna, Daniele Papacella

Telegiornale 27.01.2026, 20:00

“La situazione non è gravissima. C’è una questione seria per gli italiani che è quella di occuparsi dei loro concittadini morti all’estero. Non sta intaccando il resto della cooperazione bilaterale che si svolge quasi in modo normale. C’è un livello politico di discussione, poi c’è il livello dei procedimenti giudiziari nei quali non possiamo mischiarci, lo spieghiamo anche ai nostri colleghi italiani. La cosa essenziale è dimostrare con credibilità che siamo anche noi alla ricerca di verità, dei fatti, della giustizia, delle sanzioni per chi ha sbagliato. Poi ci occuperemo in modo ineccepibile delle vittime. Non direi, però, che è a rischio l’insieme della relazione bilaterale”, continua Roberto Balzaretti, ambasciatore svizzero in Italia. “Non credo sia un ricatto da parte di Roma. La procura competente di trattare i fascicoli che riguardano i cittadini italiani che hanno subito atti criminali all’estero ha aperto un fascicolo per rogatoria internazionale ha chiesto cooperazione alla procura vallesana. Pensare di trattenere l’ambasciatore perché la cooperazione non avviene è una leva sbagliata, non può esserci ricatto sull’indipendenza della giustizia. Non credo che le autorità italiane stiano facendo qualcosa che non serve perché primo, si vuole cooperare, secondo perché vogliamo la verità e terzo perché trattenendo l’ambasciatore non impedisce alla cooperazione giudiziaria di continuare”, continua.

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In diretta, l'ambasciatore svizzero in Italia Roberto Balzaretti

Telegiornale 27.01.2026, 20:00

Una richiesta di questo tipo da parte dell’Italia, si può avanzare o è un’intromissione? Al Telegiornale anche Emanuele Stauffer, avvocato e ex procuratore pubblico. “Bisogna distinguere la cooperazione internazionale classica e lo strumento delle inchieste congiunte. L’Italia ha aperto un procedimento penale autonomo perché ha una competenza per farlo, siccome fra le vittime vi erano cittadini italiani. Per svolgere la propria inchiesta ha bisogno degli atti del procedimento vallesano il quale ha acquisito i mezzi di prova sul territorio. Per questo nasce una rogatoria. E avverrà nei tempi opportuni, quando l’autorità vallesana lo deciderà. È un meccanismo assolutamente usuale e naturale. Dall’altro lato questa richiesta apparentemente di inchiesta congiunta è uno strumento previsto dalle convenzioni internazionali, dai trattati bilaterali, però è stato pensato per casi completamente diversi, dove c’è una componente di transnazionalità, quindi una serie di crimini collegati fra di loro e commessi su più territori. Qui, non abbiamo un caso di questo tipo. L’obiettivo è la verità in un modo trasparente. Il fatto di avere un’inchiesta penale avviata dalle autorità vallesane e un’inchiesta penale avviata dalle autorità italiane, per le quali vi sarà collaborazione, dovrebbe essere sufficiente per garantire questo obiettivo di trasparenza”.

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Ospite in studio l'ex procuratore pubblico Emanuele Stauffer

Telegiornale 27.01.2026, 20:00

“Se la procura vallesana decidesse di non dover dar seguito alle richieste della magistratura italiana, avremmo un problema giuridico con la magistratura e quindi un rifiuto di assistenza e cooperazione, oltre che un problema politico”, riprende l’ambasciatore Roberto Balzaretti.

La reazione della Svizzera alla vicenda è lecita? “È una reazione tiepida per rispetto delle vittime. La politica italiana ha strumentalizzato Crans-Montana e per me si tratta di un ricatto da parte della presidente del Consiglio”, esorta Giorgio Fonio, consigliere nazionale del Centro. “Quella dell’Italia è una richiesta folle. La possibilità di collaborazione c’è, ma che si voglia a livello politico mettere pressione su un Paese chiedendo che possano andare degli investigatori a indagare in Svizzera, mi pare fuori luogo”, continua Piero Marchesi, consigliere nazionale UDC Ticino. “Non credo che si debba avviare una guerra diplomatica con l’Italia ma bisogna ribadire che c’è la separazione dei poteri. La Svizzera è uno stato di diritto e ci sono delle tempistiche.”

“Giorgia Meloni sta parlando al suo elettorato. Questa vicenda viene forse strumentalizzata a fini elettorali e non va bene. Non credo che la posizione del Governo Meloni sia condivisa dagli italiani: abbiamo ricevuto numerose testimonianze di cittadini italiani che si sono distanziati da questo modo di agire indecente”, conclude Fonio.

Gli screzi passati tra Italia e Svizzera

Svizzera e Italia hanno una lunga storia di buon vicinato, ma anche qualche momento di tensione. Come nel 1902 quando l’ambasciatore italiano a Berna chiese l’estradizione di un giornalista anarchico italiano critico. Il Consiglio federale si appellò alla sovranità del Paese e alla libertà d’espressione in Svizzera. Questo portò a una vera e propria escalation, con la Svizzera che ruppe le relazioni diplomatiche con l’Italia. L’ambasciatore tedesco fece da mediatore.

Ma anche durante la Seconda Guerra mondiale, nel 1942 l’ambasciatore svizzero a Roma, che rappresentava gli interessi di molti Stati stranieri, assunse posizioni critiche verso il fascismo. Mussolini richiese il suo rientro in Svizzera, dichiarandolo “persona non grata”, il massimo dell’escalation diplomatica in tali contesti.

Infine, nel 1980, un ambasciatore italiano a Berna fu coinvolto nella pubblicazione di un articolo molto critico verso la Svizzera. Il Consiglio federale dimostrò grande tatto diplomatico, non chiedendo la sua rimozione, ma facendo in modo che le autorità italiane non lo facessero rientrare in Svizzera dopo le vacanze estive

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Richiamo dell'ambasciatore italiano, i precedenti

Telegiornale 27.01.2026, 20:00

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