L’ondata di caldo record che ha colpito in questi giorni l’Europa ha causato diverse centinaia di morti diretti e indiretti tra Spagna, Italia e Francia, con l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che ha dichiarato l’emergenza segnalando oltre 200’000 decessi correlati alle temperature estreme negli ultimi quattro anni.

OMS, allarme sanitario per la canicola in Europa
Telegiornale 23.06.2026, 20:00
Questa ondata di calore - assolutamente eccezionale - ha colpito il Vecchio Continente con temperature che hanno superato i 40°C in diverse regioni e con record storici battuti in Francia, ma anche in Svizzera. E l’Economist, uno dei più autorevoli e diffusi settimanali di informazione, economia e politica del mondo, in un articolo pubblicato mercoledì, sottolinea che, sebbene il modello meteorologico sia ordinario, il cambiamento climatico ha intensificato l’ondata di calore di 2-4°C. Questo vuole dire che l’Europa si sta riscaldando al doppio della media globale, a causa della sua vicinanza ai poli e della diminuzione dell’inquinamento atmosferico. E che le conseguenze sulla salute sono gravi: i decessi legati al caldo registrati negli ultimi anni evidenziano la necessità di maggiori sforzi per mitigare il cambiamento climatico ed adattarsi ai suoi effetti. Ne abbiamo parlato con il noto climatologo e glaciologo Giovanni Kappenberger.

Giovanni Kappenberger, climatologo e glaciologo
Potrà fare ancora più caldo di così?
“Sì, in futuro. In questi giorni, in Svizzera, stiamo battendo diversi record, e nei prossimi anni anche questi verranno superati. I valori sono tutti in aumento”.
Il cambiamento climatico ha reso questa ondata di calore di 2-4 °C peggiore delle precedenti. Quali sono le proiezioni future per l’intensità delle ondate di calore in Europa, considerando l’attuale traiettoria del riscaldamento globale?
“Una premessa: fare delle proiezioni è sempre molto complicato. Detto questo, si prevede che i record delle prossime ondate di calore non supereranno di poco quelli precedenti, ma di parecchio. Questo rientra nell’impatto del riscaldamento globale”.
Cosa fa sì che un modello meteorologico ordinario porti a un caldo così eccezionale?
“La risposta più ovvia è quella corretta: il cambiamento climatico causato dai gas serra”.

Le temperature in Europa il 24 giugno
L’Europa si sta riscaldando a un ritmo doppio rispetto alla media mondiale. Quali sono le implicazioni a lungo termine di questo riscaldamento accelerato per l’ambiente europeo?
“Non tutta l’Europa si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media terrestre globale. Tuttavia, le regioni alpine della Svizzera sì. A livello globale siamo a +1,5 gradi, mentre in Svizzera siamo a +2,9 gradi, quasi il doppio. I motivi principali che spiegano questo fenomeno sono due: la sempre minore copertura del suolo da parte della neve e dei ghiacciai, che riflettono il calore del sole e permettono un raffreddamento dell’aria; e il fatto che la Svizzera è continentale e non è vicina a nessun mare. Gli oceani, infatti, assorbono il 90% del riscaldamento globale. Il riscaldamento degli oceani, che è più lento a causa della loro elevatissima capacità di trattenere il calore, permette un maggiore raffreddamento delle zone costiere. La vegetazione, ma anche l’agricoltura, dovranno adattarsi sia a questo riscaldamento progressivo sia all’aumento dei periodi di siccità, che tenderanno a diventare più lunghi”.
Se piantassimo molti alberi all’interno e intorno alle nostre città, avremmo temperature più basse e un po’ più di fresco. Ma non basta, bisognerebbe anche costruire diversamente
Giovanni Kappenberger, climatologo e glaciologo
Nonostante i miglioramenti nelle strategie di protezione, non si può non mettere in evidenza l’elevato numero di decessi legati al caldo di questi giorni in Europa. Quali ulteriori misure o politiche dovrebbero essere implementate per ridurre i rischi per la salute pubblica derivanti dalle ondate di calore sempre più intense e frequenti?
“Come spiega in maniera efficace Stefano Mancuso (neuroscienziato e saggista italiano che insegna arboricoltura generale ed etologia vegetale all’Università di Firenze, ndr), gli alberi non hanno bisogno di noi, ma noi abbiamo bisogno di loro. Se piantassimo molti alberi all’interno e intorno alle nostre città, avremmo temperature più basse e un po’ più di fresco. Ma non basta, bisognerebbe anche costruire diversamente. A Singapore, per esempio, dove da decenni combattono le ondate di calore, hanno scelto di puntare su stradine strette, dove il sole non batte a lungo e c’è molta più ombra. Si può anche sfruttare meglio l’aria e il vento, come fanno nelle isole della Grecia. I sistemi sono tanti, ma la nostra pianificazione del territorio e la nostra architettura faticano a seguire questa evoluzione”.
Si può tornare indietro? Oppure ormai possiamo solo lavorare per evitare che il clima diventi ancora più caldo?
“Spesso si parla solo di adattamento, quando invece dovremmo parlare di mitigazione: sono 40 anni che lo dico. MeteoSvizzera in autunno ha pubblicato lo studio CH2025 il cui sottotitolo è ‘ogni decimo di grado conta’. Questo significa che dovremmo cambiare i nostri comportamenti, perché tutto ciò che facciamo per mitigare i cambiamenti climatici ci permette di risparmiare rispetto alle spese e ai costi, molto più pesanti, che potremmo avere in futuro”.

Canicola: rischi per la salute
Il Quotidiano 19.06.2026, 19:00









