La presenza femminile nel Parlamento svizzero ha raggiunto un nuovo massimo storico. Con l’inizio della sessione estiva delle Camere, il numero di donne che occupano i 246 seggi del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati è salita a 97. Un primato storico dato che il precedente record risaliva alle elezioni del 2019 con 96.
Il Consiglio nazionale guida il cambiamento
Il dato più significativo, come rilevato dal Tages Anzeiger, arriva dal Consiglio nazionale dove le donne ora occupano ora 82 dei 200 seggi, pari al 41%. Questo incremento è dovuto all’ingresso di cinque parlamentari donne che, nel centro-sinistra, hanno sostituito altrettanto colleghi maschi dimissionari. La situazione è diversa nella Camera dei Cantoni. Qui le donne sono solo 15 su 46 seggi. Il numero è persino calato dopo che Céline Vara (Verdi, Neuchâtel) è passata al governo cantonale, lasciando il posto a Fabien Fivaz.
Un risultato frutto di anni di lavoro
Per Kathrin Bertschy, consigliera nazionale dei Verdi liberali e co-presidente dell’Alliance F (l’associazione che rappresenta gli interessi delle donne nella politica svizzera), questo progresso non è casuale. Come ha dichiarato alla Aargauer Zeitung, è il risultato di “anni di lavoro trasversale ai partiti”. Dietro le quinte si è lavorato molto per garantire alle donne posizioni di partenza equivalenti a quelle degli uomini nelle liste elettorali.
I partiti di sinistra hanno puntato presto sull’equilibrio di genere, i Verdi liberali dal 2019. Anche il Centro ha fatto progressi significativi nel 2023 in molti Cantoni. Secondo Kathrin Bertschy, restano lacune nel PLR e soprattutto nell’UDC. In vista delle elezioni del 2027, l’Alliance F rilancerà la mobilitazione trasversale “Helvetia chiama!”. Il programma mette in rete donne interessate alla politica con mentori, dall’adesione a un partito fino alla campagna elettorale.
Le pari opportunità ormai un’esigenza della società
Cloé Jans, politologa dell’istituto gfs.bern
Secondo Cloé Jans, politologa dell’istituto gfs.bern, le pari opportunità sono ormai un’esigenza della società. “Le federali del 2019 hanno puntato i riflettori sul fatto che è fondamentale che i partiti propongano delle candidate”, afferma la studiosa ai microfoni della RSI.
Esistono però differenze tra i partiti. “Tradizionalmente, per i partiti di sinistra la parità è sempre stata più centrale”, spiega la politoga. Negli ultimi anni la pressione sociale è aumentata anche sui partiti borghesi come PLR e Centro, mentre l’UDC resta il partito dove il tema ha meno rilevanza, come dimostra la bassa percentuale di donne nelle sue fila.
In vista delle elezioni di fine 2027, la politologa ritiene che i partiti dovranno presentare liste equilibrate. “Il 2019 rimarrà un anno eccezionale, segnato dallo sciopero delle donne e dal dibattito MeToo”, conclude Cloé Jans, sottolineando che nemmeno le incertezze geopolitiche hanno cancellato la parità dalle agende politiche.







