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Suffragio femminile: il difficile cammino delle donne svizzere

55 anni dal suffragio femminile in Svizzera, ma la prima richiesta risale al 1868: oltre un secolo di rivendicazioni, resistenze e svolte decisive nella conquista universale dei diritti politici

  • 2 ore fa
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Di: Elizabeth Camozzi 

Una lunga attesa per la democrazia. Era una domenica, il 7 febbraio 1971, quando il suffragio femminile venne finalmente ratificato anche in Svizzera. Dopo un secolo di lotte, resistenze e conquiste lente, il diritto di voto e di eleggibilità fu esteso alle donne con una larga maggioranza dell’elettorato. Il risultato arrivò dopo pressioni costanti delle associazioni femminili sul Consiglio federale e dopo una mobilitazione capillare per ottenere la maggioranza del Popolo e dei Cantoni. Due anni prima, il 19 ottobre del 1969, , alcune cittadine avevano già ottenuto il voto a livello cantonale.

Fu una grande vittoria, ma tardiva. In Europa solo il Portogallo fece peggio, riconoscendo la piena parità giuridica nel 1976. La Germania aveva introdotto il suffragio femminile 53 anni prima, l’Austria 52, la Francia 27, l’Italia 26. Il ritardo rispetto alla Finlandia – primo Paese europeo a riconoscere il suffragio universale nel 1906 – era di 64 anni; addirittura 78 rispetto alla Nuova Zelanda, pioniera mondiale nel 1893.

La Svizzera è stata uno degli ultimi Paesi in Europa a riconoscere il diritto di voto alle donne

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La lotta delle donne svizzere era però iniziata un secolo prima. Come ricorda la cronistoria del Parlamento, le prime richieste risalgono al 1868, quando le donne di Zurigo tentarono invano di ottenere il voto durante la revisione della Costituzione cantonale. Nel 1893 l’Associazione svizzera delle operaie rivendicò ufficialmente voto ed eleggibilità; nel 1904 il Partito Socialista fu il primo a sostenere la causa. Ma non bastò.
Serviva un fronte unito. Nel 1909 nacque l’Associazione svizzera per il suffragio femminile (ASSF), passo decisivo ma non risolutivo. Nel 1918 due mozioni favorevoli approdarono in Consiglio nazionale, ridotte però a semplici postulati e presto dimenticate. Tra le due guerre prevalse il conservatorismo: nel 1929 una petizione con quasi 250.000 firme fu respinta dal Parlamento, e negli anni ’30 la crisi economica e l’ascesa dei movimenti reazionari riportarono in auge il modello della donna casalinga.

Durante la Seconda guerra mondiale le donne si mobilitarono in massa per supplire all’assenza degli uomini, ma il loro impegno non ebbe riconoscimento politico. Tra il 1946 e il 1951 diversi Cantoni – tra cui Zurigo, Ginevra, Ticino, Neuchâtel e Vaud – respinsero ancora il suffragio femminile, e il Consiglio federale giudicò prematuro un voto nazionale.

Negli anni della Guerra fredda, il Governo propose di introdurre per le donne l’obbligo di servizio nella Protezione civile. La reazione fu immediata: ASSF, Lega delle donne cattoliche e Alleanza delle società femminili denunciarono l’assurdità di imporre doveri senza riconoscere diritti. Il dibattito costrinse il Consiglio federale a presentare un progetto per il suffragio femminile. Il Parlamento lo sostenne, ma il referendum del 1° febbraio 1959 fu un nuovo fallimento: il 66,9% degli elettori votò contro. Subito dopo, però, Vaud, Ginevra e Neuchâtel introdussero il voto femminile a livello cantonale; Basilea seguì nel 1966.

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Il vento del cambiamento era ormai avviato, nonostante le reticenze dell’Esecutivo. Nel 1968 il Consiglio federale tentò di aderire alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo eludendo la clausola sui diritti politici delle donne: un passo falso che scatenò proteste e portò a una nuova votazione popolare. Il 7 febbraio 1971, finalmente, le donne svizzere ottennero il diritto di voto e di eleggibilità, con la revisione dell’articolo 74 della Costituzione federale. Nella sessione invernale dello stesso anno entrarono in Parlamento le prime undici elette, accolte simbolicamente con una rosa.

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10 anni di voto alle donne

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Come riportato anche nel Dizionario Storico della Svizzera, nonostante ci fu il riconoscimento del suffragio femminile su scala nazionale, diversi comuni decisero comunque di ritardarne l’introduzione fino agli anni ’80 e addirittura ‘90. Ad Appenzello Esterno fu approvato solo nel 1989; ad Appenzello Interno addirittura nel 1990, dopo una storica sentenza del Tribunale federale che impose una lettura inclusiva della Costituzione cantonale.

Il ritardo svizzero ebbe anche ripercussioni internazionali. Come ammise il ministro degli Esteri Friedrich Traugott Wahlen negli anni ’60, l’assenza del suffragio femminile «nuoceva all’immagine del nostro Paese». E in una lettera a una cittadina esasperata aggiunse parole rimaste celebri: «Trovo ingiusto che le donne siano escluse dalle responsabilità pubbliche, mentre ogni cittadino uomo, persino se idiota, può prendervi parte attraverso i bollettini elettorali e di voto.» (Documenti Diplomatici Svizzeri
Volume 23, 1.1.1964–31.12.1966, Zurigo, 2011)

Una lunga attesa, dunque. Ma anche una conquista che ha cambiato per sempre la democrazia svizzera.

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La voce delle donne: 50 anni di Suffragio Femminile in Svizzera

Laser 13.11.2023, 09:00

  • Keystone
  • Valentina Grignoli

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