Carlos ha deciso di parlare. Lo ha fatto rilasciando, per la prima volta, un'intervista alla Weltwoche, nella quale si lamenta per com'è stato trattato, per il fatto che si trova dietro alle sbarre e per l'atteggiamento dei politici e della popolazione.
"Mi sento preso in giro e ingannato", afferma il giovane delinquente zurighese finito al centro dell'attenzione per un programma di presa a carico che costava allo Stato 29'000 franchi al mese. Al riguardo, il 18enne dice di capire che la questione abbia sollevato perplessità. "Però io, di questi soldi, non ho visto nulla. A parte la paghetta", sostiene.
Il giovane ha anche detto che “parlare di giustizia delle coccole, nel mio caso, è semplicemente assurdo”. Attualmente Carlos è detenuto nel centro di esecuzione delle misure per adolescenti e giovani adulti di Uitikon (ZH), ma non vuole rimanerci: “Sono stato rinchiuso per qualcosa di cui io non ho la responsabilità e mi sto difendendo con tutti i mezzi giuridici”.
Secondo lui non è vero che è stato messo in prigione per la sua sicurezza. “Autorità e politici – ha infatti detto - vogliono solo proteggere loro stessi, hanno paura dei media e dell'opinione pubblica”. Carlos conclude affermando che il documentario che ha fatto scoppiare lo scandalo, incentrato sul magistrato per minorenni Hansueli Gürber, “voleva portarmi come esempio, ma il Blick ha tirato fuori il contrario”.
ATS/SM







