Un tragico incidente che ha insegnato molto: commentano così le Ferrovie federali svizzere (FFS) il rapporto finale pubblicato oggi, martedì, dal Servizio d'inchiesta svizzero sulla sicurezza (SISI) in merito all'incidente costato la vita a un capotreno a Baden nell'agosto 2019. L'uomo era rimasto incastrato nella porta del convoglio e trascinato per diversi chilometri.
Ad emergere dal rapporto sono una serie di guasti tecnici e processi di manutenzione che le FFS hanno già rivisto e un rischio residuo non ancora eliminato. Si chiude così con una serie di misure urgenti, adeguamenti e insegnamenti l'incidente che scosse tutto il personale. A provocarlo furono una serie di malfunzionamenti, a cominciare dal guasto al meccanismo che arresta la forza di chiusura delle porte quando incontrano un ostacolo, in questo caso un braccio. E poi la non completa affidabilità del sistema che segnala al macchinista la chiusura di tutte le porte e quindi il via libera a partire. Difetti subito riscontrati e che avevano spinto l'ufficio federale dei trasporti a pretendere dalle FFS provvedimenti immediati sui circa 500 vagoni del modello CU4 ancora in circolazione.
Rivisto il processo di autorizzazione per la partenza
L’azienda aveva pure rivisto il processo di autorizzazione per la partenza: sui treni in questione il controllore invia ora un segnale al conducente solo una volta salito a bordo e non come nel caso dell'incidente quando ancora si trova all'esterno.
Tempi per il controllo insufficienti
Ma non è tutto: nel rapporto finale il servizio d'inchiesta SISI definisce insufficiente il tempo previsto per i controlli settimanali alle porte. Tempi che le FFS hanno quindi prolungato.
Infine, il SISI evidenzia un rischio residuo, in quelle stazioni nelle quali i controllori danno il segnale di partenza dalla colonnina posta fuori dal treno. Rischio anche questo che le FFS si impegnano a ridurre al minimo.
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Telegiornale 09.06.2020, 22:00
Controllore morto, le FFS imparano la lezione
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