Non è di per sè estesissima la portata, concreta, della modifica della legge sul lavoro approvata domenica. Infatti a poter restare aperti, durante le ore notturne, saranno d'ora in poi solo 24 degli oltre 1300 negozi annessi a stazioni di servizio in Svizzera. Ma la questione, in un modo o nell'altro, ha pur sempre rinfocolato il dibattito fra favorevoli e contrari alle flessibilizzazioni degli orari nel commercio al dettaglio. Il Ticino, con il 63,6% di "sì", è stato poi uno fra i cantoni più favorevoli alla revisione. Un dato che, secondo Filippo Lombardi, indica un clima di maggiore apertura rispetto ai temi dell'estensione e dell'armonizzazione degli orari.
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"9 miliardi di franchi all'anno, perduti a causa del turismo degli acquisti"
RSI Info 23.09.2013, 16:01
Di parere decisamente opposto, Enrico Borelli. Secondo il cosegretario di UNIA Ticino, è fuorviante attribuire significati sistematici all'esito della votazione. La popolazione, sottolinea, ha già più volte mostrato di avversare l'idea di una deregolamentazione degli orari nel settore.
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"Il dibattito, da parte dei favorevoli, verteva più sugli assortimenti che sugli orari"
RSI Info 23.09.2013, 16:25
Sul piano nazionale la revisione di legge è stata accolta con una maggioranza piuttosto netta: quasi il 56% di "sì". I sostenitori del testo negano di voler ora capitalizzare tanto consenso, per invocare liberalizzazioni ben più estese negli orari del commercio al dettaglio. In questo senso il presidente del Consiglio degli Stati si mostra rassicurante.
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"Non chiederemo di pi?"
RSI Info 23.09.2013, 16:11
Ma i rappresentanti dei lavoratori continuano a temere la prospettiva di pressioni ancora più forti a sostegno di una flessibilizzazione degli orari. Nel commercio al dettaglio, osserva Enrico Borelli, si sta già assistendo ad una diffusione dei contratti precari e a ciò che definisce come lo "sdoganamento" del lavoro su chiamata. Gli ambienti sindacali esprimono quindi diffidenza.
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"Un'offensiva senza precedenti"
RSI Info 23.09.2013, 17:59
Meno restrizioni, orari più flessibili, aperture supplementari... Se taluni ambienti ravvisano in queste opzioni una strada obbligata, altri continuano invece a denunciare il rischio di derive inaccettabili. In materia il confronto resta acceso. E non è stato certo mitigato dal risultato della votazione di domenica.
Alex Ricordi





