Germania, Spagna e Danimarca vorrebbero fornire all'Ucraina munizioni e armi acquistate in Svizzera, ma la Confederazione finora ne ha sempre bloccato la riespostazione. Così la nuova ambasciatrice ucraina in Svizzera ha lanciato un appello rivolto ai politici elvetici.
"Noi dobbiamo ottenere la vittoria. Tutti vogliamo la pace, ma solo dopo la vittoria dell'Ucraina. E la vittoria è ottenibile solo sul campo di battaglia. Questa è la cruda realtà. Per questo - vi prego - permettete agli altri Paesi di fornirci le vostre armi. Lasciateci vincere", dice Iryna Venediktova.
La Svizzera finora ha accolto oltre 75'000 rifugiati dall'Ucraina, ha adottato le sanzioni occidentali e garantito aiuti umanitari a Kiev. Sulle armi il Consiglio federale, invece, non cede.
"Il Consiglio federale è convinto che quella militare non sia la via giusta per la Svizzera. non è una via che corrisponde alla nostra tradizione, di un Paese costruttore di ponti e piattaforma diplomatica internazionale. Inoltre sarebbe irrilevante a livello quantitativo e questa via sarebbe problematica a livello di diritto della neutralità", spiega il consigliere federale Ignazio Cassis.
A cambiare le carte in tavola potrebbe essere il Parlamento, che discuterà di riesportazione di armi settimana prossima. Per questo la rappresentante di Kiev sta parlando coi parlamentari, anche di neutralità. "Rispetto la neutralità svizzera. Siete un grande Paese, ma parlando con la gente di qui, mi rendo conto che non è affatto neutrale sui crimini e sul fatto che in Ucraina vengono uccise delle persone", sottolinea.







