Sulle rive del Lago dei Quattro Cantoni, a pochi passi dal praticello del Grütli, negli ultimi cinquant’anni si è sviluppata una storia singolare: quella della comunità di meditazione trascendentale insediatasi negli anni Settanta nel villaggio urano di Seelisberg, oggi al centro di un film.
A portarla sul grande schermo è “Namaste Seelisberg” del regista Felice Zanoni, già autore di documentari sul tema. La pellicola ripercorre l’incontro, tutt’altro che semplice, tra due mondi molto diversi: da una parte la realtà contadina locale, dall’altra un movimento spirituale internazionale fondato dal guru indiamo Maharishi Mahesh Yogi, noto anche per aver avuto tra i suoi seguaci i Beatles e altre celebrità.
“Un terremoto” per la popolazione locale
“È stato un terremoto”, racconta Zenoni alle telecamere del Telegiornale. “Sono arrivati all’improvviso nel villaggio” e hanno creato scompiglio tra gli abitanti. Secondo il regista, questi due mondi non sono mai riusciti a incontrarsi veramente. Come mostrano dei filmati dell’epoca, lo scetticismo tra i residenti di Seelisberg era molto diffuso e i contatti tra la popolazione locale e la comunità meditativa sono sempre rimasti limitati.
Una figura di collegamento fra le due realtà fu Hermann Zwyssig, oggi 81enne, originario di Seelisberg, che per decenni ha lavorato come custode nella struttura che ospitava il movimento. “Era un lavoro piacevole, con gente decisamente particolare che non si vede ogni giorno”, spiega. “Era come fare il pendolare fra due mondi. Non scherzo. La mattina entravo qui e la sera tornavo fra la popolazione”.
La trama perfetta
“La storia è unica al mondo”, osserva Zenoni, che spiega con entusiasmo quanto possa essere appagante per un regista concentrarsi su elementi così disparati, tutti concentrati in un piccolo villaggio della Svizzera centrale.
La presenza del movimento contribuì infatti anche a rendere noto Seelisberg oltre i confini nazionali. Oggi, però, quella fase si avvia alla conclusione. Dopo la morte del Maharishi nel 2008, i membri rimasti lasceranno l’edificio entro la fine di marzo. La struttura sarà restaurata e tornerà a essere un albergo di lusso.
Una cosa, però, resta invariata. “Non ci si può abituare a questa vista. Resta sempre un posto bellissimo”, dice Zwyssig.








