Dopo il chiaro no delle urne alla riduzione del canone, è partita la discussione sugli equilibri futuri tra SSR e media privati. Il consigliere federale Albert Rösti ha evocato riduzioni dell’offerta, ad esempio su intrattenimento e sport, che però si scontrano con reazioni e interessi reali.
Nelle sue prime dichiarazioni, Albert Rösti ha dato molto spazio alle rivendicazioni del fronte che ieri sull’abbassamento del canone ha convinto il 38% dei votanti: “Il Consiglio federale - ha detto - intende imporre alcune limitazioni alla SSR a tutela dei media privati svizzeri. L’intenzione è di precisare il loro ruolo a favore della pluralità”. Rösti ha poi citato i settori in cui, alla luce della ristrutturazione comunque già in corso, si aspetta limitazioni nel campo d’azione della SSR: intrattenimento, sport e presenza online.
Immediata la critica da parte di Swiss Olympic che riunisce le varie federazioni sportive e che non vuole un passo indietro del servizio pubblico in ambito sportivo.

200 franchi non bastano
Modem 09.03.2026, 08:30
E anche tra i media privati. Non tutti scalpitano, come è emerso dalle parole di Alessandro Colombi, direttore del gruppo del Corriere del Ticino, intervenuto stamattina a Modem su Rete uno: “A noi piacerebbe fare anche determinate cose che RSI deve fare. Però noi non abbiamo risorse per poter seguire una partita di Champions League o una manifestazione come sono le Olimpiadi”. Una questione di soldi anche per l’intrattenimento più in generale: “Beh, fare intrattenimento per i privati penso che sia abbastanza complicato, soprattutto intrattenimento televisivo. Perché? Perché costa”. Colombi auspica invece, questo sì, un passo indietro sull’online da parte della SSR, con un’offerta soprattutto video e audio, mentre i testi dovrebbero essere piuttosto brevi, la richiesta è già concreta: ”È quella di limitare il numero di battute sul digitale da parte di RSI. È chiaro che se si va al di là delle 2’000 battute per ogni articolo si ha una concorrenza forte. Anche perché, adesso parlo per il media privato, viviamo di pubblicità”.
A contestare l’idea che la SSR si debba fare da parte per far spazio ai privati è Michael Burkard, co-direttore del sindacato dei media impressum, che cita uno studio dell’Università di Zurigo che constata un influsso positivo e non negativo di un servizio pubblico forte sul consumo dei media privati: “L’appetito aumenta più ci si informa. Vale soprattutto per i giovani - secondo Burkard - che se si abituano a consumare contenuti della SSR ne cercheranno altri dai privati e viceversa”. “Per questo - secondo lui - è sbagliato anche limitare la lunghezza dei testi online, perché se ciò che si offre non è invitante, alla fine il pubblico finisce su piattaforme come TikTok, dove c’è poco giornalismo e poca profondità”.
Il dibattito quindi è appena lanciato in vista della discussione in Parlamento sul nuovo mandato di servizio pubblico. La SSR però, nel frattempo deve far fronte già a un piano di risparmio con un taglio previsto di circa 900 posti di lavoro. La discussione sui contenuti da mantenere e da tagliare si porrà quindi già prima.






