Da mesi, in tutta Europa, si registra la comparsa sistematica di droni non identificati nei pressi di aeroporti, centrali nucleari e basi militari. Secondo gli esperti, dietro molte di queste operazioni ci sarebbe la regia della Russia, nell’ambito di una più ampia strategia di guerra ibrida.
Fino ad ora, in Svizzera si erano verificati soltanto sporadici sorvoli sospetti, riconducibili a presunte attività di spionaggio o a tentativi deliberati di creare il caos. Lo scorso fine settimana, tuttavia, il capo dell’esercito Benedikt Roos ha rivelato un episodio di ben altra portata, rimasto fino ad oggi riservato. Parlando ai reparti della milizia riuniti nella caserma di Berna, Roos ha riferito di un grave incidente che ha coinvolto un’infrastruttura critica elvetica.

Il comandante dell'esercito svizzero Benedikt Roos
“Non è una bravata, serve competenza tecnica”
“Il gestore del sito mi ha riferito di aver subito il sorvolo di diversi droni. E non si trattava di un singolo velivolo, ma di più droni in formazione”, ha spiegato Roos. “Questo non è il dispetto di un ragazzino. Per far volare dei droni in formazione sopra un’infrastruttura critica serve un notevole bagaglio tecnico”. Roos ha aggiunto che in seguito i velivoli sono scomparsi, lasciando le autorità nell’incertezza più totale sulla loro origine.
Contattato da SRF, per ragioni di sicurezza, l’esercito ha preferito non divulgare il luogo esatto dell’accaduto. Il portavoce si è limitato a confermare che “l’avvistamento riguarda un’installazione militare”. “Non forniremo ulteriori dettagli. Constatiamo tuttavia un aumento dei sorvoli di droni in prossimità delle nostre truppe e delle infrastrutture militari”, ha concluso.
“La guerra ibrida è già in atto”
La notizia ha compattato le forze politiche, solitamente divise sui temi della difesa. Per i membri delle commissioni di sicurezza, l’episodio è estremamente preoccupante e richiede risposte immediate.
“È un segnale da non sottovalutare. Si è trattato di un’azione coordinata, analoga a quelle già registrate in molti altri paesi”, ha commentato Andrea Gmür, consigliera agli Stati del Centro del canton Lucerna. “La guerra ibrida è già in atto da tempo, ma da noi sembra che non ce ne si sia ancora resi conto pienamente”.
Sulla stessa linea si sono espressi alcuni parlamentari del PLR e dell’UDC che si occupano di sicurezza. E anche la consigliera agli Stati socialista solettese Franziska Roth ha espresso forte preoccupazione, sollecitando un rapido potenziamento dei sistemi anti-drone: “Sono convinta che i fondi vadano indirizzati laddove la minaccia è più concreta e attuale. E oggi la minaccia è rappresentata proprio dai droni”.
Anche l'esercito svizzero utilizza attivamente i droni. E l'adozione di sistemi senza pilota è in rapida espansione
“Qualche soldato di guardia non basta più”
L’esercito non ha reso noto se i piloti dei droni siano stati rintracciati. Nel fine settimana, presso la caserma di Berna, il capo dell’esercito ha dichiarato che la protezione delle infrastrutture critiche deve essere migliorata: “Dobbiamo aggiornare l’intero catalogo delle infrastrutture critiche. Finora la minaccia dei droni non era stata integrata nei piani di sicurezza. Pensavamo che bastasse schierare qualche soldato di guardia per impedire gli accessi, ma oggi lo scenario è completamente cambiato”.
Per correre ai ripari, l’esercito ha fatto sapere che d’ora in poi tutti gli avvistamenti verranno registrati in modo sistematico. Inoltre, le autorità stanno valutando l’istituzione di una zona di divieto di volo sopra l’area militare interessata dall’incursione.








