L’accoltellamento avvenuto giovedì a Winterthur è stato definito a tutti gli effetti come un attentato di matrice terroristica. Un caso paragonabile era stato registrato lo scorso gennaio a Bellinzona, quando una donna ha minacciato il commesso di un negozio con un coltello. E tratti simili li presentava pure l’accoltellamento di un ebreo ortodosso a Zurigo nel 2024.
Casi isolati, stando alle autorità. In media si parla di un caso ogni due anni. Alla domanda se il fenomeno sia in crescita, Dirk Baier, responsabile dell’Istituto per la prevenzione alla criminalità dell’Alta scuola di scienze applicate di Zurigo, risponde con un chiaro “no”. Sarebbe però ingenuo pensare che la Svizzera non sia toccata da atti simili. Quanto avviene a livello internazionale ha conseguenze anche sul nostro Paese.

Aggressione alla stazione di Winterthur, tre feriti
RSI Info 28.05.2026, 12:37
Coinvolte negli ultimi casi sono state persone con problemi psichici. “Effettivamente - ammette l’esperto - da una decina d’anni a questa parte abbiamo notato come sempre più spesso gli attentatori siano persone con problemi mentali”. Una spiegazione definitiva a questo cambiamento ancora non c’è. Certo è, per contro, che c’è una sempre maggiore radicalizzazione di queste persone attraverso i social media: sono adescate in modo mirato, poiché si tratta di soggetti che spesso traducono molto più rapidamente nella pratica le idee che gli vengono inculcate.
“Un altro cambiamento che abbiamo notato - continua Baier - è una sempre maggiore presenza di ‘lupi solitari’. Parliamo di terroristi senza legami l’uno con l’altro. È vero che una persona da sola è più facile da radicalizzare. A volte bastano poche settimane e procurarsi un coltello per un attentato è semplice”.
“Ma non dimentichiamo - conclude Baier - che c’è chi agisce nell’ombra. E qui parliamo di vere e proprie reti internazionali, il cui scopo è radicalizzare le persone”.

Attacco jihadista a Winterthur
Telegiornale 28.05.2026, 20:00






