Si prolungano le trattative sui dazi tra Svizzera e Stati Uniti. Il termine del 31 marzo per trovare un accordo oramai non è più valido. Lo ha confermato sabato alla RSI il presidente della Confederazione Guy Parmelin a margine dell’assemblea dei delegati dell’UDC. Come noto, la Corte suprema degli Stati Uniti aveva rovinato i piani di Donald Trump, che però non molla la presa. Per la Svizzera significa che il periodo di incertezze si prolunga.
Era la metà dello scorso mese di novembre, quando con grande sollievo Berna annunciava la riduzione dei dazi imposti dagli Stati Uniti dal 39 al 15%. Era una dichiarazione d’intenti non vincolante, con l’obiettivo di raggiungere un accordo nei prossimi mesi, e si ventilava la fine di marzo. Ora mancano pochi giorni, e Guy Parmelin conferma ciò che già si poteva intuire: “Il termine del 31 marzo di fatto non è più valido”.
La situazione è cambiata: la Corte suprema degli Stati Uniti nel frattempo ha annullato i dazi aggiuntivi specifici per Paese. Trump ha quindi scelto un’altra base legale per imporre un 10% forfettario per tutti quanti, perlomeno per un periodo transitorio fino a fine luglio.
A questo punto vale la pena continuare a negoziare? Sì, per Parmelin che conferma: “Due incontri si sono già tenuti, altri sono pianificati. Ora la decisione della Corte suprema rimette in questione parte delle basi legali applicate dagli Stati Uniti, nonostante ciò i negoziati continuano, e - conclude - non è necessario attendere luglio per raggiungere un risultato”.
La Svizzera ha promesso concessioni agli Stati Uniti per garantirsi dazi bassi, o perlomeno non superiori agli altri concorrenti come Unione europea e Giappone. Ad esempio vuole ridurre di molto i dazi su carne di manzo, pollame o altri prodotti alimentari. Quando l’accordo sarà sottoscritto, toccherà al Parlamento dire la sua, e non si esclude che qualcuno lanci un referendum.




